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Lotito: «Questa Lazio affronta tutti alla pari»

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Milano, 28 settembre - Il presidente della Lazio Claudio Lotito si gode il momento di successo del club biancoceleste e in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24 ha rilasciato alcune dichiarazioni sul magico momento che sta vivendo la società romana. Il primo posto in classifica potrebbe rappresentare il passo iniziale di una grande stagione, ma il n° 1 non vuole montarsi la testa.


Dopo la vittoria di Verona, Reja ha detto che mancano 30 punti alla salvezza: troppo prudente, o scaramantico?


«Non si tratta di essere scaramantici, ma di essere realisti. Anche lo scorso anno eravamo primi in classifica, eravamo reduci da una vittoria importante, quella in Supercoppa contro l’Inter, ci eravamo qualificati in Europa League. Nonostante ciò, poi, purtroppo, nella prima fase del campionato abbiamo rischiato pure di retrocedere. Quindi, significa che bisogna stare con i piedi per terra e, soprattutto, essere convinti dei nostri mezzi ma, allo stesso tempo, consapevoli che gli obiettivi si raggiungono soltanto attraverso il sacrificio, lo spirito di gruppo, la coesione e la determinazione».



Il rischio è quello di montarsi la testa?


«No, il rischio è di sottovalutare, secondo me, le singole partite. Ogni partita è una storia a sé. Noi dobbiamo giocare proprio con la consapevolezza che ogni partita ha i propri rischi, i propri impegni. Il gruppo deve avere una tenuta tale da poter consentire di poter esprimere sul campo le potenzialità che rappresenta. Purtroppo, spesso questo non accade, perché i risultati dipendono anche da fattori imponderabili, che non dipendono dalla volontà delle squadre che scendono in campo. Quindi, noi dobbiamo essere consapevoli, come è successo anche contro la Sampdoria, dove siamo usciti sconfitti, ma con la squadra che, in realtà, aveva fatto una buona prestazione, che questa squadra ha delle potenzialità. Sta a loro dimostrarlo sul campo, attraverso questo spirito di gruppo, questa coesione e, soprattutto, con totale sacrificio e umiltà. Questi sono gli ingredienti in cui tutti sono titolari e tutti sono riserve. Chi scende in campo, deve farlo, soprattutto, per la persona che è rimasta a casa, o sta in panchina, perché lo deve rappresentare al meglio».



La Lazio arriverà in Europa se…?


«La Lazio ha delle potenzialità per confrontarsi alla pari con tutti. Questo non significa che necessariamente potrà raggiungere determinati obiettivi. Questi obiettivi non vanno proclamati, non vanno annunciati, vanno raggiunti. Per raggiungerli, torno a ripetere, occorre uno spirito diverso, uno spirito di gruppo, una voglia, tutti insieme, di raggiungere certi obiettivi sacrificandosi e rinunciando alle proprie posizioni personali e individuali. Sicuramente, se questa squadra manterrà questo profilo e questo atteggiamento, potrà dare grandi soddisfazioni ai propri tifosi».



Come ha fatto a portare Hernanes alla Lazio?


«L’ha condotta in prima persona Tare, che era in collegamento diretto con me, mentre era in Brasile ed io ero a Roma e, addirittura , in un certo periodo, ero pure a Parigi,. Abbiamo passato notti insonni, anche per il fuso orario, per cercare di trovare la soluzione al problema. Ci siamo riusciti convincendo, innanzitutto, il giocatore, che si è rivelato una persona che, oltre ad avere numeri atletici ed agonistici, ha una grande personalità e, soprattutto, una grande umiltà Questo è quello che ha colpito, soprattutto, del giocatore, anche all’interno dello spogliatoio, dove si è messo a disposizione del gruppo, si è reso partecipe delle scelte e ha condiviso le scelte dell’allenatore e della squadra. Si è inserito in punta di piedi e sta cercando di dimostrare il proprio valore soltanto nel rispetto degli altri ma, soprattutto, cercando di saltare anche il ruolo degli altri, che è una cosa importante, senza creare discrasie all’interno dello spogliatoio, senza creare ruoli da prima donna, ma parlando soltanto con i fatti sul campo».



Quali sono stati i problemi dello scorso anno?


«Sono stati molteplici. Innanzitutto, la preparazione che, purtroppo, è stata legata alla Supercoppa. La Lazio non ha potuto fare una preparazione idonea, perché si è trovata a dover disputare, immediatamente subito dopo il campionato, la Supercoppa, peraltro vincendola contro l’Inter di Mourinho. Poi, c’è stato un momento di difficoltà legato a tutta una serie di problemi, innanzitutto di preparazione, ma anche ambientali, che hanno inciso enormemente. Mi riferisco a problemi ambientali interni, su scelte che sono state fatte per rafforzare il ruolo della società e, nello stesso tempo, alcune scelte che oggi hanno dato un riverbero anche nella contrattazione collettiva. Ma anche una situazione esterna, che ha determinato uno scollamento totale all’interno dello spogliatoio, per le pressioni mediatiche, ambientali e quanto altro, che hanno inciso profondamente. Quando mi sono reso conto che l’allenatore non era più nella condizione di poter governare la squadra, ho deciso di sostituirlo, peraltro di comune accordo con l’allenatore, allora Ballardini, che ritengo sia un grande allenatore, che abbia fatto molto bene, e lo ha dimostrato conseguendo sia il trofeo, che raggiungendo, nella prima parte di campionato, obiettivi importanti. L’ho sostituito con una persona che, oggi è sotto gli occhi di tutti, credevamo fosse la persona giusta per l’esperienza, per il carisma umano, per la trasparenza nei rapporti umani, per la capacità di dialogare con i giocatori. Era una squadra che aveva dei numeri, aveva delle potenzialità ma, allo stesso tempo, non aveva, purtroppo, capacità di interscambio interno».



Ha parlato con la Sensi?


«Non mi sono mai permesso di intromettermi in vicende che non mi riguardano, che non riguardano la squadra che rappresento. Ho visto ieri la Sensi, ma non abbiamo parlato delle vicende della Roma, perché sarebbe stato indelicato da parte mia intromettermi in vicende che non mi competono. La vedo molto serena, molto tranquilla, sta facendo un ottimo lavoro. Per cui, al di là di quello che sarà, ritengo abbia fatto un grande lavoro per la Roma, ha conseguito una serie di obiettivi importanti nel passato. Ritengo sia stato un presidente che ha risposto molto bene alle esigenze dei tifosi».



La cosa che le piace di più di Reja


«Innanzitutto, la grande professionalità, la grande serietà, la grande compostezza e, ripeto, la grande trasparenza nei rapporti umani».



Con Reja ha già parlato del futuro?


«È un rapporto nato in pochissimo tempo, come se ci conoscessimo da tantissimi anni. C’è un’affinità di linguaggio, di vedute, di obiettivi, un modo diverso di affrontare le problematiche del calcio. Reja è una persona che ha un’esperienza incredibile, che ha una storia importante, e mi auguro che riesca a coronarla attraverso il raggiungimento di un obiettivo, che per lui sarebbe una meritata ricompensa per quello che ha fatto nel calcio e per quello che farà successivamente all’interno della Lazio».


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