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Amauri, no al Real Madrid. «Ho in testa solo la Juve»

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ROMA, 31 luglio - La pellicola in bianco e nero è fra­dicia di lacrime amare, però in quel remake che va in scena tra tri­fogli e un verde contagioso c’è la speranza che sia ricominciato un amore. «Io so bene quello che vo­glio: restare qua, alla Juventus, e far le cose per bene» . Tallaght è lo spartiacque d’una esistenza im­provvisamente grama e quel mare d’Irlanda nel quale ora Amauri Carvalho de Oliveira si specchia può trascinare via con sé - al largo - le scorie d’una stagione sterile, fa­ticosa, fuorviante, un processo di disgregazione umano e professio­nale interrotto sul più brutto, dopo 161 giorni inespressivi e tormenti laceranti per un digiuno insoppor­tabile: «E adesso che ho segnato, anzi che ho fatto una doppietta, mi sento finalmente Amauri. Perché sia chiara una cosa: io so cosa val­go e so anche che non ho mai avu­to dubbi, nei mesi scorsi. So, ad esempio, che l’Amauri più recente non è mai stato neppure lontano parente di quello dei quattro- cin­que campionati precedenti al pe­riodaccio» .


GRAZIE, MA... - Ricominciare è un at­timo, un sinistro che arpiona il de­stino, una serata trasformata in magìa e poi quei refoli di gratifica­zioni che arrivano da Madrid, il re­gno d’uno special one spintosi sino ad Amaurinho, la sagoma perfetta per un’unione però impossibile: «Ho letto ciò che è apparso sui giornali e sono rimasto un po’ co­sì... L’effetto per la stima di Mourin­ho? Beh, fa piacere ritrovarsi am­mirato da lui e ciò non può che riempirmi d’orgoglio. Però io ho de­ciso, perché io in testa ho soltanto la Juventus» . Vecchie Signore e giovani leoni, il Drogba de noantri che si riprende la scena: «Le due reti allo Shamrock Rovers rappre­sentano una molla, una spinta ulte­riore per far bene e dimenticare, in­sieme ai miei compagni, un’annata a modo suo indimenticabile. E’ ve­ro, il gol mi mancava, ma ora av­verto dentro di me più coraggio e l’abbraccio collettivo, quando ho rotto il ghiaccio, è stata anche l’en­nesima testimonianza che qui c’è l’unione che fa la forza» .


ERRORI MAI PIU’ - Il film d’una notte abitata dalle stelle è la prova pro­vata di aver rivisto Amauri al di là del guado, gioiosamente inondato dalle attenzioni di Mourinho, però già conquistato dalle coccole di Del Neri, da quelle frasi come glassa («lui per me è sempre stato impor­tante, ha una forza d’urto impres­sionante») che addolciscono il ri­torno del bomber tra le braccia di Madame: «E’ chiaro che così l’auto­stima cresca. Per un attaccante, il gol è pane: io ne sentivo la man­canza, inutile nasconderlo, però ero anche criticamente sereno, consapevole di com’erano andate le cose nell’ultimo torneo. Sono sta­to in vacanza a ricaricarmi, un po­co a Miami e un altro poco dai miei in Brasile, e in quei giorni mi sono detto semplicemente: adesso non devi più sbagliare».


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