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Grosso, quell'istante che fermò la Storia

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ROMA, 11 maggio - Era destino che fosse l'uomo dell'ultimo minuto, Fabio Grosso. Lo si era capito già negli ottavi, contro l'Australia, quando tutto sembrava destinato a finire male, con gli azzurri sotto di un uomo e in balia di quel volpone di Hiddink che già pregustava un'altro schiaffo all'Italia dopo quello con la Corea nel 2002. Poi quello spunto, in zona Cesarini, e quel rigore procurato che Totti insaccava e che ci lanciava avanti vendicando la beffa di Daejon. Una carriera spesa nelle serie minori, la scoperta della serie A col Perugia, poi il Palermo: non era una stella, Grosso, prima di quel Mondiale, ma la Storia aveva deciso che a brillare sarebbe stato lui. E infatti, dopo la pratica Ucraina, tocca di nuovo a lui, al suo piede, al suo sinistro, diventare idolo e simbolo di una Nazione. Germania-Italia a Dortmund: undici uomini azzurri contro un paese intero, uno stadio avvolto dall'incantesimo teutonico di un'imbattibilità mai violata, una partita che si trascina sfibrante nel tempo supplementare. Due squadre, due pugili suonati: dondolano sul ring, sfiancati, senza mollare, cercando le ultime gocce di energia per sferrare il colpo del ko. I cazzotti di Gila e Zambrotta ci danno vincenti, segnati come punti da giudici invisibili, ma sul ring verde purtroppo non servono se non a maledire quei legni che ci negano la porta di Brandeburgo. Serve la stoccata, serve l'affondo, serve il guizzo finale. Serve un tiro mancino. Quello che Pirlo innesca e che Grosso carica, quella traiettoria che aggira la difesa e sorprende i crucchi, quel gancio sinistro che un disperato Lehmann prova a togliere dalla guancia del pugile tedesco che accusa, barcolla, finalmente stramazza a terra. È l'istante che cambia il tempo, è il lampo sincronico che straccia via lo scorrere e gela, immortale, l'attimo che ci consegna Berlino e che si frantuma, si sgretola in quella corsa tra pianto e felicità, che richiama Tardelli e i suoi fasti ricordi. Proverà a rialzarsi, la Germania, sarà Del Piero a darle il colpo di grazia, ma siamo già in viaggio verso il culmine della Gloria. E il suo protagonista sarà di nuovo lui: quel numero 3 e quell'ultimo calcio ad un pallone nella notte magica dell'Olympiastadion.

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