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TAVECCHIO: L’ERBA ARTIFICIALE PER UN CALCIO MIGLIORE

Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti fa il punto della situazione sulla ricerca per i manti di ultima generazione. La LND è in prima fila per migliorare la pratica calcistica tutelando ambiente e salute degli atleti.

Roma, 23 febbraio 2012 - “L'erba artificiale non è un'alternativa, ma il presente e il futuro dell’impiantistica italiana”, con queste parole il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio, nonché responsabile della Commissione FIGC sui campi di ultima generazione, ha commentato a margine della partecipazione della Rappresentativa di Serie D alla Viareggio Cup appena conclusa il ricorso massiccio all’utilizzo di campi con manti artificiali per permettere al Torneo di disputarsi secondo calendario. Nel frattempo invece, tra i professionisti, il blocco per l’indisponibilità dei terreni di gioco a causa del maltempo è stato più invasivo che in altre stagioni. L’ondata di freddo e neve che si è abbattuta sull’Italia ha messo in ginocchio le strutture dove si svolge attività ai massimi livelli e, anche laddove si sono disputate le gare, non è stato possibile giocare veramente a calcio perché i manti sono ancora in pessime condizione, falsando il reale valore delle squadre in campo. “È un concetto che andiamo ripetendo da anni – ha continuato Tavecchio, precursore in Italia dello studio e dell’applicazione di questa tecnologia con l’istituzione di un’apposita Commissione in ambito LND nell’ormai lontano 2001 con l’avallo della Federcalcio guidata allora dal Commissario Gianni Petrucci – perché noi dilettanti siamo gente pratica che ha contezza delle condizioni degli impianti di gioco e delle necessità delle società sportive”. Proprio su questo argomento, la Lega Dilettanti, per conto della FIGC, ha investito in ricerca da oltre due lustri una somma vicina al milione di euro. E grazie a questi studi svolti in collaborazione con istituti riconosciuti di grandissimo valore quali le Università di Pisa e di Pavia, ha potuto varare nel 2011 dei regolamenti, uno per i dilettanti e l’altro per i professionisti, che consentono di assolvere entrambe le esigenze che la pratica calcistica richiede: tutela della salute degli atleti e giocabilità del terreno. Con il passare degli anni, infatti, sono stati compiuti passi da gigante, sempre con la LND in prima fila nel sostenere che la ricerca sul perfezionamento del rimbalzo del pallone dovesse andare di pari passo con l’assoluta garanzia delle condizioni di salute dell’atleta (ricorso a prodotti naturali per l’intaso e miglioramento dell’assorbimento dei traumi dal punto di vista fisico-motorio). La Lega Nazionale Dilettanti ha colto al volo la novità, proponendosi come "pioniere" di una iniziativa che in questi anni ha aiutato lo sviluppo del calcio dilettantistico e giovanile, ma che, con la realizzazione degli impianti di Novara e Cesena, si è anche imposta anche all’attenzione del mondo professionistico. La regolamentazione vigente, recepita in pieno dalla FIFA nonostante alcune imposizioni della LND siano molto più restrittive di quelle del massimo organismo calcistico mondiale, consente di trovare la soluzione giusta per tutte le esigenze. “Prima di arrivare, infatti, alla soluzione dell’erba naturale rinforzata – ha precisato Tavecchio – la Lega Dilettanti ha imposto miglioramenti sostanziali per i manti di ultima generazione tanto da arrivare ad individuare due tipologie di campi ideali per i dilettanti, in termini di costi per la realizzazione e per la manutenzione: quelli realizzati con truciolati di copertone nobilitati e quelli con l’intaso naturale”. Cosa sono? Il primo è un campo in erba artificiale i cui componenti per l’intaso prestazionale sono granuli di gomma rivenienti da pneumatici post uso e devono necessariamente subire un processo di verniciatura e di incapsulamento per impedire che nel tempo possano rilasciare eventuali sostanze inquinanti. Una modifica voluta dalla LND rispetto alle prime regolamentazioni, avvenuta denunciando prima i rischi per la salute degli atleti e dopo trovando la soluzione corretta. Il secondo è un terreno che sfrutta in primis la nuova tecnologia del geodreno che è una componente per la realizzazione del sottofondo, studiato e fatto realizzare per permettere il drenaggio dell’acqua meteorica con deflusso orizzontale sotto il manto, conseguendo così una sensibile riduzione dei costi di realizzazione raffrontati al classico drenaggio orizzontale. E poi utilizza un intaso prestazionale formato da elementi naturali quali un mix di fibre vegetali, ottenendo due ulteriori obiettivi: un maggiore rispetto dell’ambiente e della salute dell’individuo e la garanzia di un assorbimento della shock statico e dinamico simile al campo in erba naturale. Quando si parla di impianti, si indugia troppo spesso sui 20 stadi Pro di cui si lamenta la mancata approvazione della famigerata legge che giace ancora in Parlamento e ci si dimentica che ve ne sono altri 14 mila per l’attività di base, la cui agibilità è sempre più spesso messa in discussione dai tagli che gli enti locali sono costretti a fare per mancanza di risorse. Imprimendo un’accelerata al sistema impiantistico italiano, la Lega Dilettanti ha intercettato per prima questa esigenza di modernità, agevolando società sportive ed enti pubblici nel trovare una soluzione praticabile e duratura, che ha avuto come diretta conseguenza quella di creare nel sistema Paese nuove fonti di reddito e di occupazione. Ebbene, “l’erba artificiale è andata in aiuto di queste piccole realtà – ha affermato Tavecchio (sono circa 1600 i campi omologati dalla LND) – visto che hanno abbattuto drasticamente i costi di manutenzione, e adesso è pronta ad andare in soccorso del calcio professionistico, a condizione però che si superino ritrosie da corporazione non supportate dalle giuste conoscenze tecniche”. Perché l’ultimo ritrovato della ricerca italiana, l’erba naturale rinforzata, risponde a tutti i criteri di un campo tradizionale pur avendo la resistenza di quello realizzato artificialmente. Una soluzione che si basa sul far convivere un manto in erba naturale (attraverso la classica semina) su di un manto in erba artificiale. Questo terreno, infatti, nel rispetto delle norme ambientali, utilizza erba sintetica, realizzata con un filato avente una nuova geometria tale da consentire una corretta capacità di assorbimento dello shock ed altrettanta capacità di ritornare nella posizione eretta una volta schiacciato sia dal pallone che dalle scarpe del giocatore, ed un intaso composto da fibre organiche di origine naturale vegetale che consente un’altrettanta capacità di deformazione verticale e restituzione d’energia permettendo già da sole risposte tecniche sostanzialmente simili all’erba naturale e che, in aggiunta, consentono la crescita del manto in erba naturale. “Questa soluzione, riconosciuta dalla FIFA e che rientra nella categoria dell’omologazione sostanzialmente uguale a quelli in erba naturale – ha concluso il presidente LND – ha costi maggiori per realizzazione e manutenzione ed è quindi riferita al settore professionistico che deve risolvere una volta per tutte la problematica della ‘performance’ dei terreni di gioco in erba naturale”. Ma la Lega Nazionale Dilettanti non ha intenzione di fermarsi qui: “Il nostro prossimo passo – ha concluso Tavecchio – è quello, che stiamo già studiando, di rendere riciclabile al 100% l’intero ‘Sistema Manto Artificiale’ alla fine del suo ciclo vitale, così da recuperare materiale utile per nuovi intasi prestazionali con grandi vantaggi economici ed ambientali e con un sostanziale risparmio sullo smaltimento non più necessario”.


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