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Milazzo, piccola realtà che ha sfidato i giganti

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MILAZZO – Sedici maggio 2010. La fine di un calvario, di un tabù lungo 76 anni di storia. La favola del Milazzo parte da lontano. Dalla rifondazione obbligatoria nei campionati regionali siciliani sotto la presidenza Cannistrà. Dalla Promozione alla Seconda Divisione in quattro anni lunghi, esaltanti e pieni di vittorie dopo la fusione, e una stagione di transizione, con il Real Messina. Un atto necessario per riportare entusiasmo in un ambiente, costretto a ripartire dal basso, profondamente ferito dall’esclusione e dall’addio alla serie D nel 2004/05. “Nel calcio vincere è l’unica medicina che conosco”. Quasi un motto lanciato dal massimo dirigente che nel giro di poco tempo ha stravolto ogni regola. Il “piccolo” Milazzo più forte di corazzate allestite per primeggiare a prescindere dalla categoria. “La nostra forza è stata sempre il carattere. Abbiamo puntato su determinati calciatori che, oltre ad una discreta base tecnica, hanno sempre giocato col cuore. Non ci siamo mai arresi, sia sui campi polverosi di periferia che su quelli più illustri”. Parola di un condottiero. Anzi di un allenatore che, a prescindere dalla carriera, sarà per sempre ricordato dai sostenitori mamertini. Se il Milazzo ha raccolto tanto, molto del merito va attribuito ad Antonio Venuto, a capo di un progetto cominciato nel 2008 poco dopo il ritorno nell’Eccellenza siciliana. “E’ stato un triennio semplicemente fantastico. Abbiamo sfiorato addirittura la finale per poter accedere in Prima Divisione. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma la nostra è stata comunque una favola a lieto fine”.


 

INDIMENTICABILE – In poche parole è racchiusa l’essenza di un’esperienza indimenticabile. La serie D riconquistata ad Acireale con un turno di anticipo: la prima storica ascesa nell’ex serie C2 dopo un braccio di ferro col Trapani favorito e distanziato di una sola lunghezza (68 a 67), vincendo e ipotecando un posto negli annali rossoblu nello “spareggio” di Avellino (superato 2-1) a due turno dalla fine della regular season, facendo meglio del Milazzo targato Zampollini (2° nel ‘94/95) e Pasquale Marino (2° nel 97/98).


RICORDI – Quest’ultimo all’epoca all’inizio di un percorso lungimirante in panchina. “Per questo sono felice per Milazzo. Sono rimasto molto legato alla città e a un’esperienza per me importante. Ho vinto quasi tutti i campionati sul campo, ma quell’annata non la potrò mai dimenticare”. Parole d’amore di Pasquale Marino giunto in serie A nel 2006 con il Catania, e due secondi posti cancellati d’un colpo durante l’era Venuto terminata proprio per mano dell’Avellino la scorsa estate nella semifinale play off di seconda Divisione. Milazzo paradossalmente favorito, ma probabilmente schiacciato dalle troppe responsabilità e da una pressione diversa per un piazzamento di prestigio (terzo posto) dietro al duo Latina-Trapani. Sogno finito e un nuovo programma basato esclusivamente sulla valorizzazione dei giovani (specialmente quelli provenienti dalla Primavera del Catania) e una salvezza da raggiungere al più presto, nonostante una comprensibile falsa partenza che ha causato l’esonero di Salvatore Amura e la promozione alla guida della prima squadra di Gaetano Catalano sotto la chioccia dell’esperto Nicola Trimarchi.

Ufficio Stampa Lega Pro

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