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Di Martino: «Troppa omertà. La serie A è intoccabile»

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CREMONA - Dottor Di Martino, che idea aveva del calcio prima di questa inchiesta?

«Diversa e, se devo dire la verità, non mi aspettavano che le cose stessero così. Mi sono un po’ meravigliato. Si può immaginare che qualche gara possa essere combinata, ma pensavo che si trattasse di casi più rari. Lo confesso, ci sono rimasto male. Ora veramente quando guardo una partita ho qualche perplessità e mi chiedo sempre se ci sia qualcosa dietro. Mi sa che aveva ragione mia moglie...».


Cosa diceva sua moglie?


«Lei non segue il calcio eppure in passato si chiedeva “chissà quanti incontri sono truccati”. Da sportivo mi ribellavo all’idea e le spiegavo che negli eventi internazionali più importanti difficilmente si possono fare combine».


I primi sei mesi dell’inchiesta che sta conducendo insieme al capo della Squadra Mobile Lo Presti dimostrano il contrario.


«L'esito dell’inchiesta è stato positivo: sono state accertate tante cose e tante altre verranno accertate. Avverto comunque un senso d’impotenza perché non potrò portarla avanti tutta la vita e rimarranno molti interrogativi che non avranno una risposta definitiva. Se si mettono insieme atti e interrogatori finora sono state attenzionate, non so, cento partite, ma sarà tanto riuscire a dare un giudizio certo su 20 o 30. E poi c’è il discorso sulla Serie A... Ogni volta che viene sfiorata, avverto sia una maggiore omertà dei calciatori sia una levata di scudi da parte di tutti. C’è disagio e la A sembra innominabile. Mi lascia perplesso che della B e della Lega Pro si possa dire di tutto, mentre della A...».



A giugno quando illustrò la sua «sensazione» che il giro delle scommesse si sarebbe allargato alla Serie A fu molto criticato.


«In quell’occasione ammetto di aver sbagliato la scelta della frase e quando parlai di sensazione mi saltarono tutti addosso. In realtà volevo solo essere... prudente. Adesso ci troviamo di fronte a 7, 8, 10 partite di Serie A che rimarranno almeno con interrogativi pesantissimi. Alcune le ha indicate Gervasoni, altre i “collaboratori” in Finlandia e in Germania, altre gli zingari... E poi basta leggere gli atti: se ci sono nominate anche le gare di A, e più volte, è difficile che si tratti di una combinazione. E’ impossibile pensare che tutti parlino a vanvera».


Prevede ulteriori sviluppi sulla Serie A?


«Penso che qualcosa debba ancora venir fuori. Penso e spero... Questa non è un’inchiesta in cui dici “se viene fuori tutto, mettiamo tutti in galera”. Sarebbe bello chiarire ogni aspetto e ripartire da zero, con un calcio pulito. Magari con gli stessi giocatori che hanno sbagliato perché sono anche dei grandi calciatori e sarebbe sciocco perderli. Però è necessario un quadro con maggiori certezze. Questo lo dico più da sportivo che da magistrato. Forse è un’illusione perché il fenomeno è mondiale e non è facile ottenere un risultato del genere. Non possiamo risolvere i problemi delle altre nazioni, ma c’è una collaborazione internazionale che è importante e fruttuosa».


Leggi l'intervista completa sull'edizione odierna del Corriere dello Sport


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