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Siracusa, c'è voglia di B dopo 60 anni di lontananza

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SIRACUSA – La prossima stagione, tanto per intenderci il campionato 2012-2013, coinciderebbe con i 60 anni pieni di lontananza dalla serie B (l’ultima apparizione nella serie cadetta risale, infatti, al giugno del 1953 quando il “fatale” pareggio casalingo a reti bianche nello scontro diretto con il Piombino condannò la squadra alla retrocessione). Quale miglior modo per provare a festeggiare la ricorrenza centrando di nuovo la promozione in serie B? A Siracusa in un clima che alterna l’entusiasmo di alcuni e l’apatia di altri il “cantiere” della serie B è aperto. Il direttore dei lavori è il presidente Luigi Salvoldi. Con la matematica promozione in Lega Pro (era il 2009) quasi in tasca parlò di un Siracusa pronto ad acciuffare la serie B nell’arco di quattro-cinque stagioni (da allora) e che se il contesto fosse stato decisamente favorevole – ovvero sponsor decisi ad investire e amministrazioni territoriali attente alle esigenze di questo ambizioso progetto – il doppio salto dai dilettanti alla serie cadetta sarebbe anche potuto avvenire con qualche stagione di anticipo. Si profilava anche l’idea di costruire un nuovo stadio sul modello Juventus.


PROGETTO B -  Il progetto che il Siracusa continua ad accarezzare, la serie B, sembra proprio che abbia in quest’anno uno snodo fondamentale. La squadra affidata ad Andrea Sottil è stata attrezzata per provare subito l’affondo decisivo anche se poi qualche pausa sconcertante (il doloroso ko esterno di Trieste) qualche presunto torto arbitrale, una certa fragilità nervosa – troppi i “rossi” rimediati in campo e le conseguenti squalifiche - e, non da ultimo, la doppia penalizzazione subita quest’anno per criticità della passata stagione, stanno obbligando gli azzurri ad inseguire chi ha avuto una partenza più tonica.


STORIA - L’obiettivo-serie B (non c’è un tifoso al di sotto dei 65-70 anni che non viva il “mito” del ritorno del Siracusa tra i cadetti, non fosse altro che per rivivere i racconti dei padri, quando non dei nonni) rimane dunque in primissimo piano. D’altra parte la storia della società – volendo “saldare” in un unico contesto quella della società originaria che scomparve proprio nell’anno in cui festeggiava i 70 anni di vita – è punteggiata di assalti alla serie cadetta falliti di un soffio. Era accaduto nel 1959-60 con alla guida “Cesto” Vycpalek e , più di recente, alla fine della stagione 1994-95: persa la sfida play off con l’Avellino il Siracusa subito dopo venne “cancellato”. E quel colpo di spugna si portò via – ma mai dalla memoria degli sportivi – pagine straordinarie come quella del ritorno in serie C nella stagione 1970-71 (doppia sfida con i Cantieri Navali Palermo risolta a favore degli azzurri solo dal lancio della monetina) o, ancor di più, l’esaltante campionato 1978-79 conquista la promozione in serie C1 e la Coppa Italia semiprofessionisti battendo in finale la Biellese. Una stagione segnata, però, anche dal dolore per la morte di Nicola D Simone, al quale oggi è dedicato lo stadio nel cuore del vecchio rione della “Borgata”, colpito duramente in uno scontro di gioco sul campo di Palma Campania. Morì un paio di settimane dopo l’incidente: anche lui aveva contribuito a quella esaltante stagione di successi, ma non ebbe modo di gioirne.
Il Siracusa di oggi prova dunque a voltare pagina. E la storia vuol continuare a riscriverla partendo (almeno per ora) dalla lettera B.


Ufficio stampa Lega Pro


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