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Addio a Campanati, per 18 anni presidente Aia

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ROMA - Era un calcio in bianco e nero quello in cui mosse i primi passi da arbitro Giulio Campanati, morto oggi ad 88 anni. Giunto in serie B nel 1948 (con la sezione Umberto Meazza di Milano, dove era nato il 15 giugno 1923) e in Serie A nel 1952 (166 partite dirette fino al 1966, ultima Fiorentina-Juventus 0-1, del 27 marzo), fu internazionale dalla stagione 1956-'57 (18 gare dirette) e storico presidente dell'Aia a partire dal 30 luglio 1972 per ben 18 anni. Nella stagione 1940-'41, su consiglio di un amico del padre, si apprestava a prendere contatto con un ambiente nel quale non si parlava di politica. Meglio evitare in tempi di Fascismo. Incontrando gli associati della sezione di Milano, nel 2010, Campanati raccontò le sensazioni di quel momento. Di come, impacciato, confondesse Umberto Meazza con quel Giuseppe Meazza famoso per le sue imprese calcistiche.


Descrisse la sua prima partita arbitrata, al termine della quale un dirigente si lamentò per l'impraticabilità del campo. Nel 1966, a 42 anni, Campanati, decise a sorpresa di dare le dimissioni per dedicarsi al lavoro, alla famiglia ed alla carriera dirigenziale. Ma rimase prodigo di consigli verso gli arbitri più giovani: "Non fate mai pesare il vostro ruolo, però date la sensazione di avere voi il comando. Oggi molti giocatori danno del 'tù al direttore di gara ed è sbagliato perchè c'è troppa vicinanza". Ed ancora: "I calciatori devono sapere che c'è un regolamento e che va rispettato e non devono essere autorizzati a dire tutto ciò che vogliono". Nel 1985, fu intervistato in tv dall'allora direttore della 'Gazzetta dello Sport', Gualtiero Zanetti. E Campanati accettò una provocazione: perchè un ragazzo dovrebbe inizia ad arbitrare? Non certo per fame di ricchezza o gloria, piuttosto per pura passione. Un'intervista storica perchè per la prima volta un presidente dell'Aia si rivolse in televisione ai 22.000 associati del tempo e con decisione mise l'accento sul concetto, mai abbastanza ripetuto, dell'onestà arbitrale: "Chi vuole intraprendere questa carriera non è disonesto. Ci sono modi molto meno faticosi e pericolosi per conseguire la ricchezza". La testimonianza terminava con alcuni cenni alla sua esperienza come membro della commissione arbitrale della Fifa, ruolo che ricoprì dal 1968 al 1992.


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