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Intesa Unicredit-americani. Martedì firma dei contratti

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ROMA, 30 luglio - C’è un altro accordo, do­po il prevedibile rinvio. E c’è un altro giorno fissato per la chiusu­ra. E’ presto per festeggiare il pas­saggio di proprietà della Roma perché troppe sono state le brutte sorprese in questa trattativa tra Unicredit e il consorzio capeggia­to da Thomas DiBenedetto. Ma le riunioni degli ultimi giorni allo studio Tonucci, a due passi da Piazza del Popolo, hanno condotto finalmente a un’intesa.


LE DATE -I soldi passeranno da una parte all’altra dell’oceano il 18 agosto, in concomitanza con la prima partita ufficia­le della Roma in Europa League. La ce­rimoniadi in­sediamentodel nuovo manage­ment avverrà quasi sicuramente a Trigoria. Ma le firme sui contratti, con un escamotage che acconten­terà la banca, verranno messe martedì prossimo, 2 agosto, all’in­domani dell’assemblea dei soci della Roma e il giorno prima del Cda di Unicredit che dovrà appro­vare la semestrale.Pre- closing,lo chiamano i tecnici. Paolo Fiorenti­no, direttore operativo della ban­ca, non voleva presentarsi al tavo­lo dei potenti del suo istituto senza l’accordo firmato. Ed è riuscito a convincere gli interlocutori statu­nitensi, a cominciare da DiBene­dettoche era sbarcato di prima mattina a Roma da Boston per sbloccare la situazione d’impasse, ad accelerare i tempi. Anche ieri ci sono stati dei momenti delicati, ma non era interesse di nessuno far saltare l’affare e quindi nessu­no l’ha fatto saltare.


IL MECCANISMO -L’accordo, nelle li­nee guida, era stato trovato già nei giorni scorsi. Ieri si è discusso so­prattutto della tempistica e dei dettagli tecnici. Unicredit parteci­perà alla ricapitalizzazione, che sfiorerà i 100 milioni di euro ( 50 immediati), nella doppia veste di azionista di minoran­za (al 40 per cento) e di finanziatore-credi­tore. Il che non signi­fica “prestare” dena­ro agli americani, ma alla nuova società co­stituita. Trattasi an­che questo di un in­vestimento, perchésono soldi che la società stessa pri­ma o poi dovrà restituire. Ricapi­tolando: gli americani alzano l’in­vestimento di circa 10 milioni, la banca reinveste nellaNewcoquei 7 milioni che mancano per coprire ilrossodel bilancio, rispettando le proporzioni delle rispettive parte­cipazioni azionarie. La cordata Usa non aveva chiesto propria­mente uno sconto: aveva chiesto di ridiscutere gli accordi stipulati il 15 aprile, che non avrebbero ga­rantito un futuro all’azienda, per­ché la valutazione iniziale data al­l’As Roma non corrispondeva alla valutazione effettuata dopo la sco­pertadelle nuove passività.


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