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Assolto Milesi: chi è Chiari?

Altro tassello

Prima di allegare il comunicato abbiamo chiesto a Maffeis di Kines cosa ricorda di Stefano Chiari, per rendere più chiaro l'intreccio. Maffeis: "la prima volta che ho sentito il cognome Chiari fu da Tavecchio (allora clente) mi disse che avrei ricevuto una telefonata da un certo Chiari e che avrei dovuto dargli tutte le informazioni che chiedeva. Dopo pochi minuti mi chiamò, mi chiese del sito internet e del serviio email offerto da Sportweb per conto della Lnd e gli diedi le informazioni tecniche (peraltro accessibili a tutti tipo proprietà del dominio ecc.). Lo vidi poi spesso durante il commissariamento della LND dove Tavecchio mi suggerì di "utilizzarlo" come agente, ma viste le mie perplessità non se ne fece niente. In ultimo ricevemmo una email da casella ufficiale del CRL piena di insulti e in difesa di Tavecchio. Feci un esposto ai Carabinieri ed informai Belloli il quale confermò i miei sospetti sull'autore. Nessuna stima di lui, ma questo non conta niente."

Comunicato:

La vicenda processuale che ha visto protagonista il rag. Giuliano Milesi, nella sua veste di Presidente del Comitato Regionale Lombardia della Nega Nazionale Dilettanti della Federazione Italiana Gioco Calcio, prendeva le mosse nel febbraio 2007 da un esposto – denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Milano da tale Chiari Stefano, già dirigente di una società calcistica sottoposto a procedimento disciplinare promosso dallo stesso Milesi.
In particolare il Chiari, con il patrocinio dell’avv. Angelo Di Pasquale, richiedeva all’Autorità Giudiziaria di far luce su presunte irregolarità gestionali asseritamente consumate dal Milesi il quale, nello specifico, avrebbe preteso “tangenti e ricompense” da fornitori del Comitato Regionale.
A sostegno delle proprie accuse il Chiari allegava al proprio esposto alcune dichiarazioni raccolte dall’avv. Di Pasquale e rilasciate da tale Dodesini Ezio, già collaboratore del Milesi presso il Comitato Regionale e dallo stesso allontanato (qualche mese prima) in ragione di condotte poco “cristalline” nei rapporti con fornitori, dirigenti di società e collaboratori del comitato.
Dall’esposto del Chiari scaturiva una corposa attività d’indagine giudiziaria condotta dal Pubblico Ministero dott. Perrotti la quale, al termine della propria attività investigativa ed all’esito del lungo interrogatorio cui il Milesi si sottoponeva dopo l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, riteneva di formulare richiesta di archiviazione, stante l’infondatezza della notizia di reato.
Ciò nonostante il Giudice per le indagini preliminari di Milano, dr. Tutinelli, pur accogliendo la richiesta di archiviazione in relazione a numerosi capi di imputazione (ipotesi di tangenti ricevute da diversi fornitori), ordinava al Pubblico Ministero di richiedere la celebrazione del processo a carico di Milesi ed altri (compreso il Dodesini essendosi accusato di aver agito in concorso con il Milesi) dovendosi approfondire alcuni spunti investigativi emersi nel corso delle indagini preliminari.
In sede di udienza preliminare, accolta l’iniziale richiesta della difesa del Milesi di rimuovere l’incompatibilità del difensore di fiducia dell’imputato Dodesini (guarda caso lo stesso avv. Angelo Di Pasquale, già difensore nella stessa vicenda processuale della presunta persona offesa Chiari Stefano!), veniva disposto il rinvio a giudizio avanti il Tribunale di Milano, sesta sezione penale, in relazioni ai fatti descritti nelle imputazioni riportate nella sentenza allegata.
All’esito del giudizio di primo grado, nel corso del quale venivano sentiti ben dodici testimoni introdotti dalla difesa del Milesi, il Tribunale di Milano lo assolveva da tutte le contestazioni a lui ascritte perché il fatto non sussiste.
Dopo oltre quattro anni il rag. Giuliano Milesi, costretto nel frattempo a lasciare la Presidenza del Comitato Regionale Lombardia nonché ad abbandonare una più che probabile brillante carriera da dirigente nazionale nell’ambito della Federazione Italiana Gioco Calcio, ha visto riconoscere la propria estraneità ai fatti denunziati dal Chiari e dal Dodesini, soggetti animati da evidenti intenti diffamatori.

Fonte: 

Redazione

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