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Barcellona, è Champions! Manchester travolto: 3-1

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LONDRA, 28 maggio - Si chiude un cerchio, un cerchio blaugrana iniziato nel 1992 con la punizione di Koeman che ai supplementari piegò la Sampdoria e regalò al Barcellona la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Si giocava a Wembley. Diciannove anni dopo, dal vecchio al nuovo Wembley, i catalani trionfano di nuovo e alzano al cielo la coppa dalle grandi orecchie per la quarta volta. Pep Guardiola nel 1992 era il cervello del Barça in campo, oggi come a Roma nel 2009 è il tecnico della squadra più spettacolare e dominante del terzo millennio. Il Manchester United, una regina del calcio mondiale, ridotta ai minimi termini, minimizzata e soffocata dal gioco avversario, la cui resistenza è durata un tempo e una fiammata, quella di Rooney, un gol canto del cigno e della resa.


SI APRE IL SIPARIO - Davanti a novantamila spettatori la tensione agonistica è elevatissima, i ritmi anche: il Barcellona soffre l'aggressività del Manchester. Mascherano sbaglia qualche appoggio, Park è incollato a Messi, i blaugrana non riescono a disegnare la solita ragnatela di passaggi e Hernandez mette paura con la sua danza rapida sulla linea del fuorigioco. Al 10' brividi lungo la schiena di Guardiola: sulla verticalizzazione per Rooney Piqué anticipa l'avversario e tocca verso Valdes che però era già in uscita e solo con un guizzo riesce a spazzare via e a evitare un clamoroso autogol. Dall'altra parte Evra intercetta con il braccio un cross di Pedro in area: richieste di rigore che durano il tempo di un secondo.


TUTTI IN PIEDI, GIOCA IL BARCA - Al 16' la prima grande occasione è del Barcellona: il Manchester è costretto ad arretrare di fronte all'incredibile capacità degli spagnoli di gestire il pallone e cercare la manovra, una rete che lentamente, passaggio dopo passaggio, avvolge l'avversario fino a soffocarlo, o quasi: succede al 16', quando al termine di un vero e proprio valzer l'orchestra blaugrana serve il baby attaccante sul primo palo, destro di prima che esce di un metro. Messi inizia a carburare e regala dribbling in un fazzoletto di campo, Dani Alves spinge verso l'area e Villa inizia a scaricare conclusioni verso Van der Sar: la prima, al 20' da fuori area, termina a lato di pochissimo, la seconda in diagonale vede l'olandese distendersi e bloccare con qualche difficoltà la sfera. Ferguson è infuriato, prima urla e chiede di allargare il gioco invece di lanciare lungo e regalare palla al Barcellona, poi lascia l'area della panchina preoccupatissimo e va di corsa sul campo a dare indicazioni. Rooney prova lo scatto sulla fascia, Mascherano lo chiude in scivolata tra gli applausi.


XAVI INNESCA IL TALISMANO PEDRO - La sinfonia spagnola termina l'ouverture con l'assolo finale: il gol. È Xavi a tenere palla nella trequarti avversaria e poi d'esterno destro a servire il taglio di Pedro da sinistra a destra: il talismano delle finali, l'attaccante della Cantera, il primo giocatore nella storia a segnare in sei competizioni diverse durante una singola stagione, non fallisce la stoccata e gela sul primo palo un immobile Van der Sar.


ROONEY, L'ONORE DEL MANCHESTER - Ma il calcio non è solo possesso palla e passaggi: è anche velocità, triangolazioni, gioco in verticale. E le squadre di Sir Alex non hanno nulla da imparare in questi fondamentali. E' al 34' che quella che il Barcellona aveva trasformato in un avversario qualsiasi torna ad essere il Manchester United, a fare il Manchester United: pressing su un fallo laterale, Rooney riconquista la sfera e chiede il triangolo a Carrick, riceve il passaggio di ritorno e fa lo stesso con Giggs (su cui pesa un fuorigioco millimetrico) al limite dell'area, concludendo in maniera imparabile. Esultanza in scivolata, fiera e orgogliosa, il simbolo dell'onore del Manchester che rimette in piedi la finale, con un'azione tanto semplice quanto spettacolare.


MESSI SHOW MA 1-1 ALL'INTERVALLO - Da simbolo a simbolo, il timbro di Rooney carica Messi che si inventa una giocata da fuoriclasse al centro del campo e poi vola verso l'area, scarico per Villa che gli restituisce il pallone per il tap in sul quale l'argentino arriva con un niente di ritardo. E' l'ultima emozione di un primo tempo ad altissima intensità.


MESSI, NOVE MINUTI PER IL DIECI - Nove minuti per il Dieci. Perché a Messi servono nove minuti, intervallati da un'occasione mostruosa per Dani Alves ipnotizzato da Van der Sar, per riportare avanti il Barcellona. Nove minuti in cui il Manchester prova a ripartire ma i blaugrana sono tanto bravi nel gestire il pallone quanto spietati nel recuperarlo al minimo errore avversario. Nove minuti che, quando scoccano, vedono il Barça di nuovo avanti grazie al Pallone d'Oro. Che si guadagna libertà di manovra e punta la porta, fino in fondo, fino ad armare quel sinistro inestimabile che sorprende Van der Sar sul primo palo, quello dove soffre, quello dove si infila il nuovo vantaggio blaugrana che significa 53 gol in stagione per Lionel, il bimbo prodigio che festeggia da uomo, esultando come non mai: non sono 60 come Cristiano Ronaldo, ma pesano di più, visto che il portoghese guarda la finale in televisione.


LA FIRMA DEL GUAJE, IL TRIS FINALE - Ferguson perde Fabio, terzino brasiliano che finisce la sua partita immolandosi su un colpo di tacco di Messi che valeva il 3-1 al termine di uno spettacolo chiamato Barça. E allora dentro Nani, il tutto per tutto, e forse al posto di Valencia avrebbe fatto meglio dall'inizio. Mossa disperata, vanificata in un attimo: il tempo di Villa di assestare il pallone sul destro, all'altezza della lunetta, e infilare il tiro a giro che al 25' della ripresa significa tris Barcellona, significa Champions League. Van der Sar si allunga ma non ci arriva, e sì che già su un esterno di Xavi e su una botta di Iniesta aveva fatto il suo, salvando dalla capitolazione un Manchester ormai scomparso. Nani e Hernandez sono gli ultimi ad arrendersi mentre Guardiola regala la standing ovation a Villa, in uscita, e a Puyol in entrata che si prende da Xavi la fascia di capitano. Non si potrebbe ma questa squadra, con o senza palla, ormai può fare qualsiasi cosa. E quella fascia finisce al braccio di Abidal, per regalargli la gioia di alzare per primo il trofeo. Il Barcellona è campione di calcio, campione di stile, campione d'Europa.


 

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