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I ragazzi della Lega Pro incontrano il Papa

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ROMA, 30 marzo - Il sole ha invaso Piazza San Pietro. Tante piccole porte di calcio. Centoventi ragazzini venuti da ogni parte d'Italia: palloni e valori, gol e sentimenti. «Auspico che il vostro sport sia sempre portatore di valori di amicizia, rispetto e solidarietà». Quando Benedetto XVI pronuncia queste parole l'udienza ha già doppiato il capo dell'ora abbondante. Fa caldo e il Papa appare affaticato da una giornata in cui, saltellando tra sette lingue, ha coniugato la "lezione" su Sant'Alfonso e sul suo insegnamento morale con i saluti ai vari gruppi arrivati da ogni angolo del globo e con l'attenzione per un tema, il calcio, che non sempre fa capolino in questi incontri. I ragazzini con la maglietta azzurra mobilitati dalla Lega Pro di Mario Macalli a volte si distraggono, oppure mischiano le loro urla a quelle dei pellegrini polacchi nel momento in cui questi ultimi vengono richiamati in quella sorta di appello che indica al Pontefice i gruppi presenti nella piazza. Ci sono i ragazzi venuti dalla Francia che intonano un bel coro e i musicisti della banda giovanile John Lennon che facendo uno strappo alla regola al loro repertorio intonano "l'Inno alla Gioia" di Beethoven. Ed è una giornata giornata gioiosa di quelle che «rendono orgoglioso» un presidente sanguigno come Mario Macalli, uomo dai toni spesso forti ma diretto e sincero. Il calcio visto da questa piazza, filtrato fra le colonne incredibilmente allineate da Bernini, in questo posto in cui per forza di cose ti devi sentire al centro di una civiltà (la stessa civiltà che noi quasi quotidianamente maltrattiamo con i nostri comportamenti), ha un altro sapore, un altro valore, un altro spessore. Un altro messaggio che è poi quello stampato sulle magliette: «Giocare con gioia».


SOGNO E REALTA' - Sfilano davanti al Pontefice donne e uomini con la loro devozione e con i segni di quella devozione: un rosario, una catenina. Il Papa Benedice. Quattro coppie che hanno solo pochi giorni fa consegnato ai registri nuziali la loro promessa, vivono questo giorno come la prosecuzione di quello che confidano sia il più bello della loro vita. I ragazzini delle scuole-calcio della Lega Pro sono allo stesso tempo consapevoli e indifferenti. Consapevoli di avere davanti una figura carica di idealità; indifferenti perché il loro mondo è, per fortuna, ancora semplice essendo rotondo esattamente come una palla, una palla di gommapiuma, a scacchi gialli e blù che rotola e a volte si impenna sfiorando pericolosamente le teste di ignavi passati, di gente in attesa dell'evento. Quando la Papa-mobile bianca si muove circondata dagli uomini della sicurezza, salendo su, sul sagrato di San Pietro, si alzano urla quasi da stadio. Incedono rigidi quattro guardie svizzere nei loro costumi colorati mentre Benedetto XVI prende posto al centro di questa sorta di gazebo che lo ripara dal sole e dalla pioggia. La piazza e piena. Ma in fondo, davanti a lui, intravede le porte di quei dieci campetti improvvisati, avverte la presenza di questi strani ospiti. Diligentemente, prendono posto nelle sedie allineate alla destra del Pontefice. L'aspettano con ansia. Si annoiano quando le letture vengono tradotte nelle altre lingue: segno dell'universalità del messaggio della Chiesa, ciò non toglie che a quel punto qualcuno di loro improvvisi giochi infantili probabilmente sfuggiti alla vista del Papa ma che dal Papa sarebbero stati comunque apprezzati perché il gioco sta ai bambini come la paura per tutto ciò che sfugge all'omologazione sta ai grandi. In quella piazza c'è tutto, c'è Don Bosco e San Francesco di Sales.


MAGLIETTA - «Benedetto XVI ci ha regalato suggestioni difficili da dimenticare», dice Macalli. E' raggiante Francesco Ghirelli, il direttore generale. L'idea è venuta da lui. Portare nella piazza più carica di spiritualità del nostro Paese, anzi del Mondo, un universo calcistico, quello della Lega Pro, a volte dimenticato ma straordinariamente vicino alla gente. Perché questo non è il calcio del grande business, tanto è vero che da un punto di vista economico è perennemente in sofferenza; questo è ancora il calcio dei Campanili, il calcio che si gioca sotto casa, che si esalta attraverso le "giocate" di "eroi" possibili. E quando il Pontefice intona il Padre Nostro in latino, una sorta di ripasso per chi, avendo un'età un po' avanzata, ricorda ancora quando la messa si celebrava in quella straordinaria lingua morta capace, comunque, di rivivere in ogni momento (Pater noster, qui es in coelis...), i dirigenti delle ottantacinque società della Lega Pro hanno probabilmente convenuto con il presidente della Lega: «Suggestioni difficili da dimenticare». Hanno ringraziato il Papa con la maglietta azzurra dei bambini. Personalizzata. Perché il numero (XVI) che segue il nome (Benedetto) è stato composto con i simboli delle ottantacinque società della Lega Pro.


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