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Ranieri attacca: Alla Roma ero l'unico parafulmine

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ROMA, 26 febbraio - 
«Nel calcio c'è il Paradiso e c'è l'Inferno, uno può scegliere dove stare tra i due. Qui, rispetto all'Inghilterra, è l'Inferno». Sorride, ma è un sorriso amarissimo quello di Claudio Ranieri, che ai microfoni del Tg1 parlando della sua esperienza alla Roma appena finita, usa una metafora dantesca per fare un paragone tra il calcio italiano e quello inglese. «Io voglio allenare ancora - ha aggiunto il tecnico, nel servizio di Donatella Scarnati in onda al Tg delle 20 - l'Inghilterra mi affascina, ma mi piace anche il campionato italiano».


PARAFULMINE - Nonostante l'esperienza giallorossa: «Alla Roma, quest'anno, ero diventato l'unico parafulmine - ha aggiunto Ranieri - Ora ci sono loro, la squadra, a dover dimostrare tutto». Ranieri ha però anche ribadito di essersi dimesso «per amore di Roma e della Roma». «Quest'anno sono prevalsi gli interessi personali su quelli della squadra - ha proseguito Ranieri -: quando parlavamo nello spogliatoio, tutti d'accordo che ci dovesse essere turn over. Poi in campo alcuni giocatori quando sono stati sostituiti... Anche ora che non ci sono più io, però, qualcuno in panchina dovrà andare».


ERRORI - Tra i possibili errori del suo anno e mezzo alla Roma, Ranieri ha risposto con una domanda assai esplicita: «Non essermene andato a giugno, forse?...». Il tecnico ha poi voluto respingere i sospetti di chi ritiene che una parte della squadra gli abbia giocato 'contrò: «Non ci credo. Ci sono giocatori che con un allenatore danno il 110 per cento, e con un altro non entrano in sintonia. Certo: sono dell'idea che un buon allenatore debba sapere sfruttare al meglio le caratteristiche di ciascun giocatore - ha proseguito - Però, quando ero giocatore io, mi sforzavo di capire cosa voleva il mio tecnico...».


SPIRITO - Un riferimento al passato da giocatore, Ranieri lo ha fatto anche per tentare di spiegare cosa sia andato storto in questa stagione alla Roma: «Non ero un campione e il mio motto era 'non mollare maI'. È un pò lo spirito del calcio inglese, i giocatori sono leoni e li devi frenare. Ecco, per quest'anno di Roma sono dispiaciuto perchè non tutti i giocatori hanno avuto questo spirito».


PIZARRO - Pizarro è tornato dopo le dimissioni di Ranieri. E anche qui l'ex tecnico giallorosso non vuole credere ai sospetti. «Avevamo deciso che giocasse col Genoa - ha spiegato - la sera avevo parlato con lui, era tutto ok. Poi la mattina alle 11, il medico mi ha detto che aveva la schiena bloccata. Non voglio credere che l'abbia detto perchè non voleva giocare. Entrerebbe in gioco la professionalità, la società che ti paga, i tifosi. Non sarebbe più una questione di allenatore». Pizarro, ha ricordato d'altra parte Ranieri, «ha avuto una stagione travagliata: durante la preparazione ha lavorato il 3 per cento rispetto al resto della squadra, poi ha avuto un dolore al ginocchio che per lui è un problema cronico. Lui è sempre stato un punto di riferimento: no, io devo per forza pensare bene. Certi discorsi non potrei accettarli, ne va della professionalità».


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