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Thuram, dalla Guadalupa con il mondiale nel destino

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ROMA, 1 gennaio - «Ma torni?». Ho otto anni, mia madre Christiane sta partendo per la Francia perché ha bisogno di lavorare. Mio padre è da troppo tempo un'assenza. Siamo soli, io e i mie fratelli, nell'isola di Guadalupa, dove siamo nati. E' in quel periodo che penso di diventare un prete. Cerco una solitudine diversa dalla mia. Passa un anno. Mia madre torna, ci riunisce e dice: stavolta venite tutti con me. Siamo a Parigi, in Francia. Divento calciatore, nonostante gli occhiali. Esattamente vent'anni dopo capisco di aver fatto la scelta giusta. Mondiale del 1998, semifinale, Croazia avanti di un gol, noi sotto. Ne segno due, la finale è nostra. Ho sempre pensato che quei gol non li ho fatti io, li ha fatti qualcuno che mi voleva bene. Quelli resteranno gli unici gol con la Francia, ma in fatto di presenze non mi batte nessuno: 142 volte in nazionale. Ho smesso per una malformazione cardiaca nel 2008. Mi impegno nel sociale, mi sono schierato contro la politica di Sarkozy. Ho sempre pensato che la vita non finisse dove finiscono le linee di gesso del campo.


Lilian Thuram, 39 anni, ha giocato in Italia con il Parma e con la Juve. Ha chiuso la carriera nel 2008 al Barcellona. Con la Francia ha vinto il Mondiale 98 e l’Europeo 2000.

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