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Leonardo: «Inter, la sfida più grande» FOTO

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APPIANO GENTILE, 29 dicembre - Un’ora di Leonardo alla Pinetina nel giorno dell’investitura. Il nuovo allenatore è stato accolto dallo staff al completo. Massimo Moratti con suo figlio Angelo, Il diesse Branca, l’avvocato Capellini, il vice direttore generale Filucchi. Sul tavolo, la coppa del mondo e per i fotografi la maglia dell’Inter con lo scudetto del Mondiale appena vinto. Ha cominciato Moratti: «Leo mi ha obbligato a essere qui, è anche la prima volta che me lo chiedono. Mi fa molto piacere. Sono felicissimo della scelta, nasce da una stima sempre avuta nei suoi confronti e dalla sua capacità di imparare velocemente, distribuire simpatia e praticità. Rimaniamo ambiziosi, ma questo non vuol dire fare fretta e pressare, ma seguire l’istinto e l’amore che abbiamo per l’Inter». Lapsus: rivolgendosi a Leonardo, lo chiama Ronaldo. Leonardo, in estate aveva detto: sto inseguendo un sogno.


E’ questo?


«E’ una situazione molto affascinante per me, sono facce molto conosciute, tutto molto legato ai rapporti, professionali e di stima. Sono a Milano da 13 anni, sono anche emozionato, è un giorno di grande sensazione ed emozione. Io sono un romantico. Non cercavo un lavoro, ma una cosa che poteva stimolare, il grande stimolo, la grande sfida, più grande di questa non c’è».


Emozione, voglia, paura?


«Vivi tutto questo in un attimo solo, paura, gioia, emozioni, questa è in dimensioni infinite. Così profonda da non poter dire di no. Il rapporto col presidente è nato in modo spontaneo, disinteressato, scherzavamo anche 10 anni fa, ma mai avevo realizzato la possibilità. Oggi è un giorno speciale».


Si è mai sentito un interista latente?


«Ho sempre cercato di essere libero, con la mia identità. Ho tante cose in comune col Milan, non dimenticherò mai quello che ho vissuto, ogni secondo lo ricorderò sempre. Il Milan mi ha portato qui, Capello mi ha portato qui, stimo tantissimo Galliani. Le diversità ci sono ovunque e la cosa più difficile è convivere con le diversità. In nessun modo mi sento colpevole, sono sempre stato libero, alle persone ho sempre detto quello che io volevo e tutti lo sanno. Troppo forte, affascinante, inaspettato, sorprendente, questa sfida, non potevo dire di no»


Cosa chiederà alla squadra?

«Arrivo nell’anno più importante della storia dell’Inter, di uno club dei più importanti del mondo. Sono molto carico, felice, entusiasta».


Vede due cameramen che discutono. Li frena...

«Non litigate, questo è un giorno di allegria».


Cosa pensa della squadra?


«E’ una squadra fatta. C’è. Non è da inventare, ha una sua identità, i giocatori sanno come vogliono giocare, io non devo inventare niente. Le vittorie portano la serenità. L’Inter deve ritrovare la serenità della sua grandezza».
 

Si sente un traditore?

«Non voglio fare il bravo ragazzo. Può sembrare demagogia. Ma io rispetto ogni giudizio, se io voglio libertà di scelta, devo rispettare quella altrui. Le persone possono avere mille letture di questa storia».


Qual è la differenza fra il primo giorno a Milan e il primo all’Inter?


«E’ un momento diverso. Come sensazione è diverso, arrivavo ad allenare il Milan dopo 12 anni con la società, all’Inter è diverso, era una rivale, sono situazioni nuove. Mi sento un privilegiato»


Vendono già le magliette nerazzurre col nome di Kakà...

«Conoscendo Kakà non credo che andrà via dal Real senza aver fatto bene. Lo sento spesso, è quasi a posto, sta per rientrare, si metterà a disposizione, ha davanti un’annata, non vede l’ora di poter giocare»


Quando è arrivata la proposta di Moratti e quanto tempo ha impiegato ad accettarla?


«Ci ho messo poco ad accettare. Questa cosa è cresciuta nel tempo, non ho mai pensato che potesse succedere. Da dirigente ho avuto incontri anche affettuosi con Moratti. Il fatto di diventare allenatore, e tutto quello che è successo, ci ha dato questa possibilità».


Crede allo scudetto?


«Sì. Il campionato è lungo. Basta poco per rientrare nel gruppo. Il periodo iniziale sarà determinante»


Il Milan diventa la sua nemica, come vive questa situazione?

«Il Milan è capolista. Matematicamente ha più possibilità di vincere. Si è rafforzata. Dobbiamo pensare soltanto a noi. Il Mondiale ha dato una carica importante a questa squadra. Forse questo Mondiale, senza una sudamericana in finale... ma vincere, quanso non sei favorito, non è facile»


Cosa è mancato all’Inter?


«Benitez è un allenatore vincente, ha vinto tutto col Liverpool, tanto col Valencia. Poi se è successo qualcosa, fa parte della vita. Per me Capello è il riferimento più forte, dopo Telè Santana, ma anche lui ha avuto problemi al Milan. Questi 6 mesi sono stati un insegnamento»


La sensazione che hai avuto dai giocatori?


«Ho sentito tutti, non solo i giocatori. Non abbiamo tempo, il 6 gennaio già in campo. Vivere il centro, dove si producono le partite. Accoglienza positiva e li ringrazio»


Qual è la sua maggiore preoccupazione?


«Devo imparare. Non voglio rivoluzionare niente, nè cambiare abitudini, ma aggiungere quello che io penso. Non ho voglia di cercare la “cosa”. Ci sono molte più cose positive che negative. Cercherò di eliminare il negativo e mantenere il positivo. Il gioco che vorrei è molto simile a quello che c’è».

Si è confrontato con Mourinho?

«Josè è stato straordinario. L’ho chiamato. Arrivare all’Inter senza passare da lui è impossibile. Josè è ovunque. Mi sono confrontato su tante cose, è una persona intelligente, spiritualmente è sempre presente, ha lasciato qualsiasi cosa, mi sono basato sui suoi pareri. Considero lui un fuoriclasse, dietro le sue brillanti conferenze stampa c’è un lavoro infinito. Dedica la sua vita, dietro c’è un lavoro che si vede presente qui. Io non sono Josè Mourinho, io ho allenato un anno. Ho fatto mille errori e anche qualcosa di buono»


Lei aveva detto che non si sentiva allenatore...

«Quando ho finito col Milan non ero convinto di continuare ad allenare. Volevo capire cosa fare nel mio futuro, è stato un percorso molto diverso, ma ho avuto la certezza di saper cosa fare. Non so se altre proposte potevano farmi partire così convinto».


Al bivio andrà dritto per Milanello?


«No, sto attento ai cartelli».


Cosa vorrebbe portare di suo all’Inter e cosa era l’Inter per lei ai tempi del Milan?

«Mai vissuto il Milan come nemico dell’Inter. Mai. Milano è una città di grande cultura, si vive molto bene questa rivalità, con momenti tranquilli e altri meno, ma in 100 anni di storia il rispetto si sente. Al Milan ho vissuto il Milan, rimanendo fedele tutto il tempo. L’ultimo anno e mezzo quio all’Inter ci sono state tante cose che condiviso. Ritmo, forza, concentrazione, fisicamente forti, poi col tempo ha sviluppato il sul gioco, concreto, con una difesa solida che cerca subito la soluzione in attacco. Non è lontano dal mio modo di vedere. La base la condivido».


Capitolo infortuni: che idea si è fatta?


«Quando si cambia gestione, possono esserci dei rischi. Non vuol dire che è tutto sbagliato quello che ha fatto Benitez e che era tutto giusto prima. Sono infortuni che pesano tanto ma anche recuperati in modo molto bveloce. Al Mondiale c’era uno solo fuori, Samuel. E Sneijder che si è fatto male. Non sto qua a fare processi».


Come farà a restituire entusiasmo?

«Non c’è ricetta. La squadra ha sicuramente risorse importantissime: voglia, stimolo, entusiasmo è il suo marchio di identità. Non c’è da scoprire questo, ma mettere i giocatori nella condizione normale. Appagamento? Non credo. Non posso crederlo. Cosa deve dimostrare l’Inter? Se guardo l’Inter oggi, vedo l’Inter lassù, non a una sconfitta o a un infortunio»


Mercato, arriverà qualche altro innesto dopo Ranocchia? Battuta di Moratti:

«Andato via Benitez, ne compriamo cinque». Leonardo: «Su questo argomento è tutto chiaro, non è prendere un giocatore per prendere, a questa squadra non manca niente. Ci vuole tempo per costruire».


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