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Fuori rosa e trasferimenti: due i nodi dello sciopero

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ROMA, 30 novembre - Al centro del dissidio tra Lega calcio ed Assocalciatori, che ha portato alla proclamazione dello sciopero dell'11 e 12 dicembre c'è il rinnovo collettivo nazionale di categoria. La Lega di Serie A ha proposto una bozza di riforma articolata in otto punti. L'Aic si è detta pronta a discutere su sei di essi, altri li ha respinti. In particolare la rottura totale c'è stata sul settimo punto, quello dei cosiddetti fuori rosa. Questi i termini della discordia.


1) CONTRATTO FLESSIBILE - con introiti legati ai risultati. L'Aic lo vuole flessibile fino al 50%, la Lega di serie A vuole flessibilità assoluta, compresa l'automatica riduzione degli stipendi in caso di retrocessione in serie B.


2) PROFESSIONALITÀ - Secondo la Lega il calciatore deve fare solo il calciatore, per l'Aic è libero di svolgere un'altra professione durante il tempo libero.


3) COMPORTAMENTO - Deve essere eticamente irreprensibile per la Lega, anche fuori dall'orario di gioco o allenamento, mentre per l'Aic i calciatori devono poter disporre come preferiscono del loro tempo libero.


4) CURE MEDICHE - Devono rimanere circoscritte allo staff del club per la Lega, mentre per l'Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono


5) SANZIONI - Per la Lega devono essere automatiche, per l'Aic invece bisogna sempre rimettersi alla decisione del collegio arbitrale. Inoltre l'Aic vuole avere mano libera nelle sanzioni ai propri calciatori, svincolandole dall'ingaggio (attualmente non si può superare il 30% dello stipendio).


6) COLLEGIO ARBITRALE - Per le società il presidente deve essere scelto dalla Lega fuori dal mondo del calcio, secondo i giocatori dall'Aic tramite sorteggio interno.


7) ALLENAMENTI - Per la Lega un allenatore può dividere la squadra in più gruppi distinti (il riferimento ai cosiddetti 'fuori rosà), per l'Aic i calciatori devono invece essere sempre preparati tutti insieme, senza discriminazioni.


8) TRASFERIMENTI - Per la Lega un giocatore non può rifiutare il passaggio ad un club dello stesso livello di quello in cui si trova e che gli garantisca lo stesso trattamento economico. In caso di rifiuto, il contratto si intende rescisso automaticamente con una multa da pagare da parte del calciatore che ammonta al 50% del suo stipendio. L'Aic si oppone totalmente a quest'iniziativa.


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