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Vi ricordate Barbas? Noi vi diciamo come vive

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Juan Alberto Barbas è nato a San Martin, in Argentina, il 23 agosto 1959. Centrocampista offensivo, dotato di ottima visione di gioco e notevoli capacità realizzative grazie a un preciso tiro da fuori sooprattutto su calcio piazzato, è cresciuto nel Racing di Avellaneda. Ha poi giocato con il Real Saragozza (1983-1985), con il Lecce (1985-1990), quindi in Svizzera con Locarno e Sion, prima di tornare in Argentina nel 1993, per chiudere con Huracàn, Alvarado e All Boys. In Nazionale ha giocato i Mondiali under 20 (vinti, con Maradona) nel 1979, poi i Mondiali spagnoli del 1982, rimanendo fuori di un soffio dalla squadra che trionfò in Messico nel 1986. Attualmente allena la squadra riserve del Racing di Avellaneda: per quattro gare ha guidato anche la prima squadra.



«Lasciare l'Italia è stato l'errore più grande della mia vita» ragiona senza esitazioni Juan Alberto Barbas dalla sua casa di Buenos Aires, sincero e diretto come sempre. Abita a cinque minuti dall'aeroporto internazionale di Ezeiza, con la moglie Adriana e le sue tre figlie, Gabriela, Daniela e Maria Victoria, «così sono pronto a partire, subito». L'Italia, e Lecce in particolare, gli sono rimaste nel cuore, anche se sono passati venti anni dal giorno in cui, nel miraggio di un trasferimento al Monaco che poi non si realizzò, Juan - o per tutti "Beto" - disse a Boniek, prossimo allenatore giallorosso, che non sarebbe rimasto in Puglia. «E quando poi il passaggio non avvenne, mi sono ritrovato in Svizzera: altro calcio, altre situazioni, no, non faceva per me. Ma a Lecce ormai non potevo più tornare, ed è il mio rimpianto maggiore». E così a trentuno anni, il centrocampista che per due stagioni di fila era stato eletto miglior straniero del campionato spagnolo, che a Lecce è ricordato come uno dei migliori acquisti di sempre, si culla i ricordi, nella speranza forte di poter riallacciare quel filo spezzato così, maldestramente.


«Una rivelazione, Lecce. Da Saragozza fu Enzo Ferrari, l'allenatore, a segnalare il mio nome: il Lecce cercava un centrocampista con le mie caratteristiche e partii. In Puglia sono stato benissimo, una città stupenda, l'affetto della gente quando passeggiavo in centro; e ricordo la gioia dei tanti gol, uno splendido all'Udinese nel giorno in cui era morta mia suocera, uno al Genoa con Gregori in porta, i due gol all'Olimpico contro la Roma nel 1986», il giorno in cui la squadra di Eriksson lasciò lo scudetto alla Juve, sotto i colpi di Di Chiara e appunto Barbas, uno su rigore e uno in contropiede. Ma ci fu poi spazio per la risalita in A, Barbas alla guida del centrocampo del probabilmente miglior Lecce di sempre, e la festa promozione è una delle più emozionanti che io ricordi. Santin, Mazzone, Fascetti i suoi tecnici, Moriero, Conte, Garzya, Petrachi, Monaco i compagni che ricorda oggi con piacere.


Nella memoria e nella fantasia, Barbas è legato al Lecce della prima entusiasmante avventura in serie A, e di un tandem da dire tutto di un fiato con Pedro Pablo Pasculli, che al contrario di Beto è rimasto in Italia. Un tandem, barbas-e-pasculli, che si è invece dissolto con qualche amarezza di rimbalzo: «L'ho cercato più di una volta, ma non mi ha mai risposto: forse è arrabbiato con me...» spiega Beto, sereno.


A Lecce è tornato di recente anche per portare le luci effimere di un reality sul calcio promosso da Claudia Villafane, ex moglie di Maradona a cui Barbas è rimasto legato - Claudia è anche la madrina della sua prima figlia, Gabriela, Diego è andato ad assistere al suo debutto in panchina -. un progetto chiamato "World Football Idol", mai decollato anzi affondato dalla temerarietà del suo ideatore, il giamaicano Max Higgins. crudelmente ribattezzato in Argentina "il Pirata dei Caraibi" per il suo avventuroso modo di agire. «Credo sia finito in galera» lo bolla oggi Barbas senza rimpianti. Ma Beto è rimasto nel mondo del calcio, e vi vuole restare: è diventato allenatore, e ha fatto la gavetta, da tecnico dei ragazzi dell'All Boys, del San Lorenzo de Almagro, fino alla prima squadra del Racing, dove a ottobre ha sostituito Ricardo Caruso Lombardi. «Il mio sogno adesso è allenare in Europa. Ho uno staff di primissimo livello, pronto a seguirmi. E se fosse Lecce, un giorno, vorrebbe dire coronare il più bel sogno della mia vita», e a volte i sogni diventano realtà, senza che nemmeno te ne accorgi.


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