Zamparini e la Champions. Cellino: Cagliari in Europa

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ROMA - Ecco la nuova Nobiltà Calcistica in un campionato che ha ribaltato (almeno in questo avvio) consolidate gerarchie. Palermo e Cagliari (secondo ordine di classifica, evidentemente, e non di merito perché su quel piano sono sullo stesso livello) dietro le capoliste, a un passo da Juventus e Udinese, a «braccetto» con il Napoli, mentre alle loro spalle arrancano e sbuffano come certi maratoneti a corto di resistenza, Milan e Inter. Roba da non crederci. Roba da lustrarsi gli occhi. Due presidenti, Maurizio Zamparini e Massimo Cellino, che nel mare tempestoso del pallone navigano da molti anni, conoscendone le insidie, i pericoli, le correnti e l’andamento delle maree. Zamparini ha riportato la squadra siciliana in A e l’ha trasformata in una presenza fissa di questa categoria. Cellino guida un club che esibisce in bacheca uno scudetto figlio, però, di un calcio diverso, quando ancora il nostro campionato regalava grandi sorprese. Se non fosse che siamo appena alla quinta giornata (ufficialmente la sesta ma la prima non si è giocata) quella classifica sembra proprio un salto indietro di quarant’anni quando Gigi Riva abbatteva, a colpi di gol, le difese avversarie travolgendo quelle che già a quei tempi erano gerarchie acclarate. Come e perché? Cosa c’è dietro questo vento fresco? Lo abbiamo chiesto a loro, ai presidenti, ai «costruttori» di queste due squadre. 


Quali emozioni regala il fatto di guardare la serie A dall’alto in basso?

Zamparini: « Nessuna perché siamo appena alla quinta giornata e alla quinta giornata la classifica è bugiarda. Sono convinto che pos­siamo fare un buon campionato a patto che la squadra continui a giocare con umiltà».
Cellino: «Sono contento perché i risultati stan­no confermando la qualità del mio Cagliari. Ma se Conte e Mazzarri non si montano la te­sta non vedo perché dovrei farlo io».


I vostri tecnici sono arrivati a campionato non ancora cominciato ma a stagione di fatto in corsa. Cosa hanno portato di nuovo?


Z.: «Mangia ha portato buon senso e spensie­ratezza, ha fatto piazza pulita di un po’ di luo­ghi comuni. E’ uno che lavora e non dice stu­pidaggini. Ed è evidente che le sue idee calci­stiche sono credibili tanto è vero che i calcia­tori lo seguono».
C.: «Ficcadenti è pragmatico e determinato, semplice, non insegue un calcio che stupisce, alla Barcellona tanto per intenderci. Punta a esaltare le qualità dei giocatori che ha a dispo­sizione attraverso il lavoro».


Da un punto di vista agonistico, qual è il vo­stro obiettivo?


Z.: « Restare nella colonna di sinstra della classifica. E, d’altro canto, se lo scorso anno in Champions sono arrivate Napoli e Udinese, perché non potremmo riuscirci anche noi? Certo, si tratta di un sogno. Ma io dico: stiamo là se poi qualcuno crolla ne approfittiamo».
C.: « L’obiettivo è quello di far meglio dello scorso anno e di due anni fa, evitando di cede­re nel finale quando abbiamo buttato via mol­ti punti. Poi sarebbe un grandissimo successo se riuscissimo a centrare uno dei posti che consentono la partecipazione all’Europa Lea­gue. Credo che sarebbe per tutti una straordi­naria soddisfazione». 


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