Tutti vogliono Guardiola. È sfida Inter-Chelsea

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ROMA, 1 dicembre - Il suo calcio, sfrontato ed esuberante, è l’opposto del suo carattere: umile, semplice, misurato. Guardiola ha saputo costruire un Barcellona da fantascienza, spregiudicato e strabiliante, ma non si è mai sistemato su un piedistallo davanti ai colleghi. E anche lunedì sera, dopo aver inflitto a Mourinho la sconfitta più pesante della sua carriera, piena di meda­glie e di elogi, non ha tradito il suo stile: «Que­sta vittoria per 5-0 non è lo specchio reale della differen­za tra il Barcellona e il Real Madrid» , ha commentato al Camp Nou quasi con timidez­za, fedele a un equilibrio che l’ha sempre contraddistinto nella vita e nel suo mestiere.


INTER E CHELSEA - Geniale, disposto al dialogo, ma anche autoritario, netto e chiaro nelle scelte, sempre distante dagli equivoci e dai com­promessi. Nel 2008 aveva rifondato il Barcellona lasciando fuori dal suo progetto Ronaldinho e Deco. Nel 2009, dopo aver festeg­giato la Champions League all’Olimpico di Ro­ma contro il Manchester United, aveva sacrifi­cato Eto’o sul mercato. E nella scorsa estate, senza indugi, aveva rinunciato a Ibrahimovic, ritenendolo inadatto ai movimenti del Barcel­lona. Guardiola è diventato il tecnico più cor­teggiato a livello mondiale: formidabile in cam­po, per l’abilità con la quale è riuscito a dare un’impronta splendida alla squadra catalana, ma in grado di garantire un forte peso specifi­co anche nella gestione dei giocatori. Guardiola è il sogno di Moratti, che aveva già provato a portarlo al­l’Inter nella scorsa primavera, quando Mourinho iniziò a riflettere sull’offerta del Real Madrid. E Pep, da allora, ha continuato a dominare i pensieri del presidente nerazzur­ro. Ha un contratto con il Barcello­na fino al 2012: l’ha prolungato nel­lo scorso luglio dopo l’ingresso del nuovo presidente Sandro Rosell, in attesa di aprire la sua terza stagione nella Liga. L’Inter rimane alla finestra: Moratti sarebbe pronto a inserirsi nel caso in cui Guardiola dovesse ma­nifestare il desiderio di lanciarsi in qualche nuova sfida. Ma in prima fila c’è anche il Chel­sea: Abramovich, come Moratti, è stregato dal fascino del Barcellona, dalle intuizioni di Guar­diola, e ha deciso di entrare in azione per con­vincere il tecnico spagnolo a trasferirsi a Stam­ford Bridge. Ancelotti è in bilico: stesso desti­no di Benitez. La corsa a Guardiola è scattata.


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