Roma, con Borriello quante soluzioni in attacco

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ROMA, 1 settembre - Ora che con le benedizioni bancarie l’investimento è stato realizzato, la patata bollente passa nelle mani di Clau­dio Ranieri: toccherà a lui creare le con­dizioni favorevoli per uno sfruttamento intensivo delle qualità di Marco Borriel­lo. Quando era un ragazzino, forse per via del nome, a Milanello lo accostavano a un altro Marco, Van Basten. Paragone impossibile, ovviamente, ma che quello messo a segno ieri dalla Roma sia un grande colpo di mercato non ci sono dub­bi. Qualità tecnica non irrilevante com­binate a notevoli qualità fisiche: se infor­tuni di diverso tipo non ne avessero condizionato la continuità, la carriera del­l’attaccante napoletano avrebbe avuto uno svilup­po diverso. Ciò non toglie che due ct, Donadoni e Lippi, gli abbiano fatto ve­stire la maglia azzurra. Nel Milan di Leonardo, lo scor­so anno, era un punto fer­mo ( ventinove partite in campionato e quattordici gol). E tre anni fa contribuì in misura consistente alle fortune del Genoa di Ga­sperini (trentacinque gare in campionato e dicianno­ve gol). I numeri spiegano la fondatezza tecnica dell’investimento.


PUNTO DI RIFERIMENTO - Ovvia la domanda: come lo utilizzerà Ranieri? Lo manderà in campo insieme a Totti e Vucinic? Il se­condo è forse il quesito più avvincente. Il Genoa di Gasperini giocava a tre punte. E col tridente si schierava il Milan di Leonardo. In tutte e due le situazioni, Borriello era il punto di riferimento cen­trale. Nella fase di preparazione, Ranie­ri ha accennato alla possibilità di far con­vivere, a certe condizioni, Totti, Vucinic e Adriano. Ha fatto anche dei tentativi in amichevole. Ma sembrava più una «ipo­tesi di scuola» che una convinzione rea­le. D’altro canto, lo scorso anno, il tri­dente (Totti, Toni e Vucinc) è stato pre­sentato dall’inizio soltanto in due occa­sioni; più spesso è stato proposto in cor­so d’opera. Le condizioni di Borriello, evidentemente, non sono quelle di Adria­no, un po’ troppo in sovrappeso per poter garantire quel dinamismo e quella mobi­lità che un sistema di gioco così affasci­nante e pericoloso richiedono.


PIU’ FISICITA’ - Cosa aggiunge Borriello? Sicuramente grande sostanza fisica, una maggiore pericolosità sulle palle alte, la possibilità, nei momenti difficili, di affi­darsi anche alla palla lunga e non solo al fraseggio basso e stretto. La possibilità di mettere in campo tutti e tre dipende dalla capacità di creare gli equilibri giu­sti, anche in rapporto alle caratteristiche dei calciatori. L’ipotesi più plausibile resta quella di una sorta di 4- 2- 3- 1 con Vucinic che parte da sini­stra e Totti che lavora alle spalle di Borriello. Il ri­schio è quello di scoprire troppo la difesa. Tanto la Supercoppa quanto la pri­ma di campionato hanno dimostrato che sulla sini­stra spesso la Roma soffre, soprattutto quando avanza Riise. Semplice il motivo. Non è nelle corde di Vuci­nic il lavoro difensivo, dunque il taglio verso l’in­terno del giocatore con­trapposto a Riise mette la linea difensiva in inferiorità numerica. Per risolvere il problema il norvegese deve limitare al minimo i suoi raid offen­sivi e De Rossi deve costanemente ab­bassarsi, in fase di non possesso, sulla li­nea difensiva, tra Juan e Burdisso.
 

ALTERNANZA - A meno che Ranieri non de­cida di cambiare modulo e di puntare de­cisamente sul 4-4-2, inserendo a destra Taddei e a sinistra Perrotta. Un sistema che consentirebbe di andare più facil­mente sul fondo e crossare per la testa di Borriello. Più probabile che Ranieri fac­cia convivere i moduli diversi, alternan­doli: in base agli avversari, alle situazio­ni di gioco, alle condizioni contingenti. Una cosa è certa: l’ingaggio di Borriello consegna nelle mani di Ranieri delle al­ternative.


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