Piacenza, rovesciata Luiso con il Milan a tappeto

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PIACENZA – E’ una storia fatta di record, quella del Piacenza. Fin dalla sua fondazione, quasi un secolo fa. Era il 1919 e nei quartieri del centro si giocava solo nelle piazze e nei prati, con i libri a fare le porte. Altrimenti, una pila d’abiti. Fu uno studente dell’istituto tecnico, Giovanni Dosi, a tirare le somme di questo fermento per il pallone (allora di cuoio): a 18 anni divenne il primo presidente del Piacenza Football Club, nato dalla fusione con un’altra società, la Giovine Italia. Primo record, seguito da un altro, l’immediata promozione in Prima Categoria. E la storia comincia, così come la carrellata di grandi nomi che hanno lasciato impronte indelebili in maglia biancorossa. L’attaccante Francesco Mattuteia, con le sue reti che leniscono nel temo l’umiliazione del 9-0 inflitto dal Torino in Coppa. “Farfallino” Zanasi, piacentino d’adozione e bancario di professione. Più avanti il mediano Sandro Puppo, che dall’Emilia approdò nell’olimpica di Pozzo e poi nell’Inter.


AMARCORD – Tocca aggrapparsi ai nomi per dimenticarsi le delusioni. A partire dall’amarezza del campionato 1930-31, una promozione in B strozzata per decisioni della federazione ed errori tecnici degli arbitri: da lì il Piacenza navigò tra quarta serie e C per un buon ventennio, con il mistero della combine con il Piombino. Nasce in questi anni il soprannome di “Papaveri”, dalla canzone di Nilla Pizzi, ma anche l’idolatria per l’aitante Seratoni, goleador apprezzato dalle studentesse piacentine. La serie B torna solo nel’69, dopo l’ennesimo assalto fallito l’anno prima con Leo Zavatti in panchina. E’ l’anno dell’addio alla storica sede di Barriera Genova e dell’inaugurazione del nuovo stadio della Galleana. Ora l’impianto è intitolato a Leonardo Grilli, ingegnere e industriale del metano, dall’83 al ’96 al timone di una società che, proprio sotto di lui, tornò ad essere da record. Dopo gli esperimenti di Catuzzi e dell’imprevedibile Rumignani, fu Gigi Cagni il leader fuori campo di un Piacenza che – disse al suo arrivo – si ispirava alle idee del sanguigno Rota e al suo calcio catenacciaro, poco divertente ma molto redditizio. Cagni sedette sulla panchina biancorossa per sei stagioni fino al ’96, l’età dell’oro del Piacenza e del timoniere Grilli.


ETA’ DORATA – Derby infuocati con la Cremonese, la prima storica promozione in serie A nella primavera ’93 con il gol di Simonini a Cosenza, poi un record dietro l’altro: prima squadra in A con la rosa tutta italiana (il primo straniero è stato Matuzalem nel 2000), primo club senza sponsor sulla maglietta. Oltre all’icona Piovani e al bomber De Vitis, parte da Piacenza Pippo Inzaghi (che però fece un brutto scherzo ai tulipani, rifilando loro con la maglia del Parma il primo gol in A), ma il ds Marchetti porta in riva al Po anche il fratello Simone, il portiere Taibi, capitan Lucci, i talentuosi Scienza e Stroppa, i bomber Cacia e Luiso, di cui si ricorda la mitica rovesciata per il 3 a 2 sul Milan di Tabarez (poi esonerato). Ma anche Hubner, primo biancorosso a laurearsi capocannoniere (2002). Dopo tanta B e una collezione di allenatori, ecco la fine di quell’età dorata e la retrocessione in Lega Pro. Un‘altra nobile decaduta, con il passaggio definitivo di consegne, dopo 28 anni, della famiglia Grilli e del figlio Fabrizio, che lo scorso autunno ha ceduto il Piacenza dopo aver minacciato di non iscriverlo per l’indignazione del calcio-scommesse. Un altro primato, questo sì, che per fortuna non è stato raggiunto.


Ufficio Stampa Lega Pro

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