Osvaldo: Salto Roma-Lazio perché ce l'hanno con me

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ROMA - A pochi giorni dal derby della Capitale Roma-Lazio si confessa al Corriere dello Sport-Stadio, in esclusiva, uno dei grandi assenti della sfida dell'Olimpico, già a segno nella partita d'andata e che mancherà domenica pomeriggio a causa del cartellino rosso rimediato contro l'Atalanta. Ecco le parole dell'attaccante.


Osvaldo, cominciamo dal derby?


«Non mi ci fate pensare. Mi dispiace tantissimo non giocarlo. Anzi mi rode, come si dice a Roma. Non ci sarò per un’ingiustizia: non meritavo l’espulsione a Bergamo».



Le immagini non hanno chiarito il suo contatto con Cigarini.


«Se era da cartellino rosso il mio fallo, il mio avversario meritava un rosso e mezzo. Purtroppo è andata così: pazienza».



Ha la sensazione che la sua fama di ragazzo turbolento incida sulle decisioni degli arbitri?


«Sicuramente. A volte sembra ce l’abbiano con me. Purtroppo nel calcio questo tipo di condizionamenti c’è sempre stato: certi giocatori fanno il triplo delle cose che faccio io eppure non vengono puniti. Evidentemente dovrò stare più attento: se non avessi commesso un fallo, non saremmo qui a commentare un’espulsione».



Come spiega la nomea di attaccante attaccabrighe?


«L’avete creata voi giornalisti. Sono sempre stato dipinto come una persona litigiosa, ma non lo sono. Odio stare al centro delle polemiche. Vorrei fare notizia per qualcosa di positivo. In ogni caso, mi interessa poco quello che si dice».



Senza Osvaldo come finisce il derby?


(ride) «Uguale. Anzi, forse è meglio per la Roma. La mia assenza non influirà sulla squadra, che ha tanti giocatori bravi. Ma non chiedetemi un pronostico perché sono troppo incavolato. Speriamo bene».



L’espulsione le ha fatto perdere anche la Nazionale. È una punizione corretta?


«Sì. La presenza di un codice etico fa crescere una squadra. E va applicato. Naturalmente poi mi dispiace che sia «Sono sempre stato dipinto litigioso, ma sono uno che odia le polemiche. Giusto avere il codice etico»toccato a me restare fuori».



Il codice etico non dovrebbe punire anche i calciatori che non aiutano gli arbitri? Buffon ha fatto discutere per il gol fantasma di Milan-Juve.


«Ma questa è un’altra storia. Un calciatore durante il gioco non ha il dovere di dire all’arbitro: “Hai sbagliato”. Quando siamo in campo, tutti pensiamo a vincere. E poi mi schiero dalla parte di Gigi, che nelle dichiarazioni è stato sincero».



Lei si è mai costituito con un arbitro?


«Se dovessi confessare agli arbitri tutto quello che faccio, prenderei quattro espulsioni a partita. Ed è lo stesso per tutti i calciatori: la furbizia è parte del gioco».



Contro la Lazio intanto rientra De Rossi dopo la squalifica... di Luis Enrique.


«L’allenatore ha fatto una scelta, non vorrei entrare nel merito (si prende una pausa, ndr)... Anzi sì, esprimo il mio parere, perché non riesco a non dire quello che penso: io non l’avrei lasciato fuori per un ritardo».



Forse è proprio questa sua sincerità scomoda a non piacere a tutti...


«Non posso farci niente, non so stare zitto. Ho un carattere di merda. Ma è anche grazie a questo carattere che sono arrivato alla Roma. Sono un lottatore, uno che non molla mai».



In questo modo ha conquistato i tifosi.


«Con loro mi sono trovato bene da subito. La gente è fantastica, unica, sa emozionarti: allo stadio ogni volta che ascolto l’inno mi viene la pelle d’oca».


La chiamano “er Cipolla” per via del modo in cui lega i capelli. Le piace?


«No, ma mi fa ridere. Non puoi che ridere davanti ai soprannomi che ti danno i romani».



Eppure all’inizio c’era scetticismo sul suo conto, perché in Italia ricordavamo un altro Osvaldo.


«Chiaro. Anche io prima di essere un calciatore sono stato un tifoso. Non mi conoscevate, perché quando sono andato all’Espanyol venivo da un periodo difficile. E’ stata anche colpa mia: non ero un grande professionista, ero un ragazzino che sbagliava molto, che non si comportava bene».



In questa stagione, prima dell’espulsione di Bergamo, aveva litigato con Lamela. Ci può spiegare la verità su quello che è successo negli spogliatoi di Udine?


«Una discussione che è finita lì. Credetemi, el Coco per me è come un fratello minore. E’ un ragazzo d’oro che io voglio aiutare a inserirsi in Italia. Quando avevo la sua età, nessuno mi ha aiutato. Ho compiuto 20 anni da solo, piangendo in un albergo di Bergamo (ancora Bergamo!, ndr). Vorrei essere per Erik quello che nessuno è stato per me».



Lamela è andato con la nazionale argentina, mentre lei ha scelto l’Italia. Rimpianti?


«Zero. Anche se sono nato in Argentina, se i miei parenti e i miei amici vivono là, io gioco per l’Italia. I selezionatori argentini non hanno mai mostrato interesse per me. Lo capisco anche. Quando hai Messi, Aguero, Tevez, Lavezzi, la qualità in attacco non manca».



E se al Mondiale le capitasse Italia-Argentina?


«Sarebbe strano. Ma mi piacerebbe esserci, per poi pormi il problema».


Intanto c’è l’Europeo. E per andarci da protagonista deve tornare l’Osvaldo di fine 2011.


«In effetti l’anno nuovo mi sta portando male. Prima l’infortunio, poi l’espulsione. Spero di recuperare presto la forma migliore e anche i gol».



Anche alla Roma manca la continuità.


«Ci vuole un po’ di tempo per acquisire la nuova mentalità che ha portato Luis Enrique. Siamo molto forti ma anche molto giovani. La base è buona, solo che a volte ci perdiamo nei dettagli. Ora proviamo a inseguire l’Europa, dall’anno prossimo lotteremo per vincere».



Luis Enrique l’ha voluta a tutti i costi alla Roma. E’ stato un suggerimento di De La Peña?


«Sì. Ivan mi conosceva essendo stato il mio capitano, un grande capitano. Luis Enrique l’ho conosciuto l’anno scorso, quando è venuto a vedere una partita dell’Espanyol. Sapevo di piacergli, poi le società hanno trovato un accordo».



E Totti che capitano è?


«Il numero uno. Mi ha sorpreso come persona: la sua semplicità è unica. In campo non ti rimprovera mai anche se sbagli mille passaggi. Io invece mando sempre qualcuno a quel paese...».



E tra i calciatori, chi l’ha sorpresa?


«Pjanic. Non pensavo fosse così forte perché non lo conoscevo. Del resto, a casa non guardo le partite. Altrimenti mia moglie mi caccia di casa».



Luis Enrique è il futuro della Roma?


«Credo e spero di sì».



E Osvaldo che progetti ha?


«Fermarmi qua. Volevo provare l’esperienza in Spagna e l’ho provata. Ora voglio vincere tanto a Roma».

Alberto Ghiacci

Fonte: 

Arr

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