Ora basta: serve la tecnologia

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ROMA - Hanno rovinato Milan-Juve. L'hanno falsata, l'hanno trasformata da show calcistico - e per un bel po' lo è stata, soprattutto per merito dei rossoneri - in una rissa di strada. Impossibile non vedere che il colpo di testa di Muntari era entrato in porta (sarebbe stato il 2-0), grave non accorgersi che Matri era in posizione regolare quando si è avventato sul pallone e lo ha messo in rete (ssarebbe stato l'1-1). Dal punto di vista tecnico, è certamente più clamoroso il primo errore. Ed è probabile che, nello sviluppo della partita, il raddoppio milanista avrebbe avuto un peso importantissimo, tagliando le gambe ai rivali in modo forse definitivo. Ma, alla resa dei conti, mancano un gol di qua e uno di là: uno a uno anche nelle ingiustizie subite, insomma. Questa serie di follie arbitrali, però, ha scaldato gli animi all’eccesso. E quegli inseguimenti finali che abbiamo osservato in campo - e immaginiamo ciò che può essere successo nel tunnel - non sono stati un bello spettacolo, così come il pugno di Mexes all’ex compagno romanista Borriello svelato dalla tv. Della notte scudetto preferiamo ricordare le parole pronunciate da Conte e Buffon alla fine della partita: il fatto che abbiano elogiato il Milan, riconoscendone i grandi meriti tecnici, ci ha un po’ riconciliato con questa sfida. Il gol negato a Muntari (un gol solare e netto, che tutti, ma proprio tutti hanno subito visto: in campo, allo stadio e davanti alla tv; tutti meno l’arbitro e i suoi collaboratori), ecco, questo episodio così clamoroso deve adesso portare a un intervento finale e risolutivo: l’introduzione della tecnologia almeno per eliminare le reti fantasma. Diciamolo in modo chiaro: è ridicolo, assolutamente ridicolo che una partita osservata da milioni di persone, un incontro che vale uno scudetto (e anche tanti soldi), sia condizionato, se non deciso, da una situazione che potrebbe essere risolta affidandosi a un semplice e modesto intervento delle macchine. Ed è paradossale che pochi istanti dopo quell’errore chiunque a San Siro avesse la certezza di quanto era accaduto: i giocatori, gli allenatori e gli spettatori sapevano che il pallone era entrato nella porta di Buffon, l’arbitro certamente aveva compreso l’errore commesso, eppure doveva dirigere quella battaglia ancora per un’ora. Quasi una crudeltà. Ci ha molto colpito il messaggio che ha immediatamente lasciato su twitter Nole Djokovic: «Ancora non capisco perché il calcio non usa la tecnologia. E' incredibile per lo sport più importante del mondo. Non credo a quello che è successo! La palla era dentro di un metro e hanno continuato a giocare». Non sono parole di un grande tifoso del Milan, quale lui è, ma del numero uno mondiale di una disciplina, il tennis, che da anni usa la macchina per essere più attendibile. Un intervento che non ha sconvolto il gioco, ma ha aumentato la credibilità e migliorato l’atmosfera. E lo stesso è accaduto in molti altri campi. Quelli di basket o di rugby, ad esempio. Rifletta, il calcio. E rifletta Nicchi, il presidente degli arbitri, quando si vanta della qualità dei guardalinee, sostenendo che sono fenomenali perché sbagliano quattro interventi su cento. In realtà, nelle sue goffe statistiche, include decine di segnalazioni che è impossibile fallire. La percentuale di errore è clamorosamente più elevata quando le decisioni sono sul filo dell’incertezza. E capita anche che un guardalinee scelto per la partita dell’anno riesca a non vedere un pallone che ha superato la linea di un metro e poco dopo lui stesso - è di Romagnoli da Macerata che stiamo parlando - sbandieri un fuorigioco inesistente a Matri lanciato a rete. Inconscia compensazione? Chissà. Riflettano, Nicchi e i vertici del calcio. Quelli che «quando entrerà la tecnologia non sarà più calcio». Sarà, semplicemente, un calcio più giusto. A qualcuno questo non piace? Qualcuno si preoccupa?


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