Mancini: «A 20 anni ne ho combinate più di Balotelli»

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ROMA, 1 febbraio -
«Tra i 16 ed i 20 anni ho fatto più cazzate di lui». Parlando di Mario Balotelli, Roberto Mancini si racconta al mensile GQ, che oggi ha diffuso un'anticipazione dell'intervista in edicola con il numero di febbraio, che uscirà giovedì. «Solo che allora c'era un'attenzione minore, e eravamo diversi noi - dice ancora il tecnico del Manchester City -. Diversi perché sapevamo riconoscere l'autorità del presidente, dell'allenatore, dei vecchi del gruppo, del club. Avevamo però il pudore di nasconderci alla gente, o forse eravamo semplicemente più furbi. Agivamo nell'ombra. Ho avuto compagni che mostravano gli stessi atteggiamenti di Mario, uno su tutti Marco Macina, un talento purissimo (attaccante del Bologna originario di San Marino n.d.r.) che stregò anche Liedholm».


LE RIFLESSIONI - Mancini poi allarga la sua riflessione: «Il ventenne di oggi se ne frega di tutto e tutti, è puro istinto, timido e arrogante allo stesso tempo. Lo sdoganamento di certi comportamenti ha toccato innanzitutto gli adulti, per cui un ragazzo oggi si sente libero di fare e anche di sbagliare. Non teme le punizioni, le subisce con un'indifferenza che spiazza e allora come fai a intervenire? Mario mi fa incazzare e ridere, sono di più le volte che mi fa ridere», dice il tecnico del City. Senza nascondere la stima che nutre per l'attaccante, Mancini svela come sia riuscito a portarlo al Manchester: «Per convincerlo a venire a Manchester non ci ho messo molto, sono bastate due telefonate - rivela -. Se Mario è rimasto lo stesso di Milano? No, è cambiato. Gli ultimi due anni all'Inter l'hanno fatto diventare un personaggio, sono arrivati i grandi soldi, è aumentata la consapevolezza di essere più bravo degli altri. La sfrontatezza è rimasta la stessa di quando si è affacciato, una qualità che mi aveva colpito e sulla quale avevo investito». Secondo Mancini, «Mario è un predestinato. Diciassettenne, alla Pinetina, faceva tunnel a Zanetti, a Cambiasso. Che si incazzavano di brutto e gli andavano addosso. Lui niente. Li trattava come fosse un pari età. "O è scemo o è forte", mi dicevo. "È entrambe le cose", ripeteva sorridendo Sinisa (Mihajlovic, all'epoca suo assistente n.d.r.), che anche per affetto perdeva molto tempo dietro di lui a fine allenamento».


GLI INGLESI LO AMANO - Intanto uno come Mario non può che piacere agli inglesi: «Se parliamo dei giornalisti - conclude Mancini - all'inizio si sono limitati a riprendere le cose che venivano scritte in Italia, poi hanno cominciato a lavorare di fantasia. In fondo sono storicamente affascinati dagli "irregolari". Best, Gazza, Cantona, Adams, Rooney: non si sono fatti mancare nulla».


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