L'Aquila, quando i rossoblù fecero tremare la Juve

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L’AQUILA – Quattro anni fa era nel campionato di eccellenza, mentre ora è prima nel girone B di Seconda Divisione. L’Aquila è diventata un vero punto di aggregazione per tutto il capoluogo abruzzese devastato dal terremoto del 6 aprile 2009. Il centro storico è ancora in parte impraticabile, con i giovani costretti a darsi appuntamento nei centri commerciali cittadini nonostante la grande voglia di tornare a passeggiare tra le colonne dei portici di corso Vittorio Emanuele II.


TRAVERSIE – L’unico appuntamento che è resistito al terremoto è quello con L’Aquila, la domenica allo stadio “Fattori”. Il vecchio comunale, intitolato a un fondatore del rugby nel capoluogo abruzzese, è l’unica struttura sportiva che non ha ospitato le tendopoli degli sfollati. Comunque il calcio rossoblu è stato più “forte” della calamità naturale anche grazie alla caparbietà del presidente Elio Gizzi che ha deciso di andare avanti.
Certo, un sostegno è arrivato anche dalla Federazione che ha ammesso in serie D L’Aquila (in quella stagione 2008/2009 i rossoblu erano primi in classifica in coabitazione con il Miglianico , nonché dal ripescaggio in Seconda Divisione dopo il quarto posto ottenuto nella “quarta serie” (stagione 2009/2010). Spese enormi per il presidente Gizzi e i suoi collaboratori di quegli anni Massimiliano Nunzia e Peppe Taffo: la squadra si è dovuta allenare sulla costa abruzzese, perché all’Aquila non erano agibili impianti per gli allenamenti. Attualmente la squadra è ospitata per gli allenamenti dalla scuola della Guardia di Finanza a Coppito, dove si è svolto il G8.


MIRACOLI – Dai “miracoli” societari a quelli sul campo. Da due stagioni la compagine è allenata Maurizio Ianni, aquilano doc, che quattro anni fa era uno dei difensori rossoblu. Nel 1934 L’Aquila è stata la prima formazione abruzzese a conquistare la partecipazione al campionato di serie B, torneo in cui annovera 3 campionato consecutivi disputati negli anni Trenta. Dopo un incidente ferroviario che ha decimato la rosa e la successiva retrocessione, l’undici aquilano non è più riuscito a tornare in serie cadetta, trascorrendo numerosi campionati in serie C e molti altri tra i dilettanti.


LA STORIA – Stagione 1937-38 con Kutik in panchina, L’Aquila in campionato sfiorò la promozione, ma fece molta strada in Coppa Italia: nei sedicesimi di finale incontrò la Juventus. La partita in gara secca si giocò l’8 dicembre 1937 sul terreno del Comunale di Torino, e terminò 4-1 per i bianconeri. Tuttavia, secondo le cronache, la formazione abruzzese, rimasta anche in dieci per un infortunio (non c’erano sostituzioni), giocò un ottima partita e potè recriminare anche per un rigore non concesso. Addirittura i rossoblu andarono in vantaggio al 5’ con Battioni, ma nel secondo tempo una doppietta di Borel II al 47’ e al 62’ (il primo su rigore) e poi i gol di Monti (76’) e Dante (80’) fecero pendere la bilancia in favore dei più blasonati bianconeri. La Juventus vinse poi il trofeo. Nel difficile momento post sisma la società bianconera è stata una delle più vicine alla società di Gizzi.


INIZIATIVE – Tornando ad oggi, oltre a concentrarsi sul campionato, il club rossoblu e vicino a chi soffre: “Una vita per L’Aquila. L’Aquila per la vita” è lo slogan che lega società e tifosi all’associazione Onlus “L’Aquila per la Vita”, che assiste gli ammalati oncologici a domicilio.


Ufficio Stampa Lega Pro

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