Juve, la grinta di Amauri: «Dimostrerò il mio valore»

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TORINO, 1 agosto - I due gol segnati allo Shamrock Rovers in Europa League hanno rinfrancato Amauri, che adesso sente di avere guadagnato la fiducia dell’ambiente. Certo, l’attaccante brasiliano della Juve deve ancora dimostrare quello che vale contro avversari più tosti dei volenterosi irlandesi. Però la stagione per lui è cominciata senza dubbio bene. Il diretto interessato, a nome suo e della squadra, fa comunque sfoggio di umiltà, consapevole che le ferite della scorsa stagione sono ancora aperte nel cuore dei tifosi. «Sono sempre stato molto critico con me stesso - dice Amauri a Sky Sport 24 -. Le vacanze mi hanno fatto bene perché mi hanno fatto riflettere su un'annata così negativa e ricaricare le batterie. Ho ritrovato entusiasmo. Non era facile, l'anno scorso c’è stata tanta contestazione anche nei miei confronti. Devo dimostrare quanto valgo. Conosco il mio valore, mi sono azzerato, sono ripartito da zero. Voglio farlo per me e per la squadra. Ma tutti noi siamo ripartiti alla grande. Farò di tutto per arrivare a venti gol come mi hanno chiesto i tifosi a Pinzolo. Perché no? Voglio stare bene, se sto bene posso dire la mia. I gol li ho sempre fatti. Devo stare solo sereno e tranquillo».


CONTESTAZIONI - Amauri parla anche delle contestazioni dell’anno scorso, particolarmente dure nei confronti suoi, di Diego e di Felipe Melo. «Le contestazioni verso nei tre sono state eccessive - ammette l’attaccante -. Abbiamo perso tutti, anche quelli che in precedenza avevano vinto tutti. L’anno scorso tutti abbiamo fatto male. Si vince tutti insieme e si perde tutti insieme. Non perdiamo solo noi. Poi è chiaro che su di noi era stato fatto un investimento importante per fare il salto di qualità. Quest'anno siamo partiti in modo diverso, abbiamo fatto un bagno di umiltà. C'è un’atmosfera diversa, speriamo sia di buon auspicio».


MERCATO - Molte le voci di mercato che, dalla fine della stagione, hanno riguardato Amauri. Il diretto interessato spiega come le ha vissute. «Sono sempre stato sereno - afferma -. Il mercato lo fa la società. Se sto bene me la gioco con chiunque. Le voci di mercato le sento anch’io, ma a me non cambia nulla. Era facile dopo un stagione così dire che volevo andare via, ma io volevo mettermi in gioco. Tutto qua». Amauri dice la sua anche sul mercato fin qui portato avanti dalla Juve: «È cambiato un po' tutto - dichiara -. Sicuramente a me dispiace tanto per chi è andato via, anche perché erano e sono degli amici, però la Juve ha deciso di prendere questa strada. I giocatori si vede che si sono calati nella mentalità decisa dalla società. Siamo tutti dalla stessa parte. Quest'anno possiamo sicuramente fare qualcosa di bello. Lo speriamo tutti: giocatori, società e tifosi. Sicuramente dobbiamo lavorare tanto perché sono cambiate tante cose, ma i giocatori ci sono. Dobbiamo vedere partita dopo partita».


DEL NERI - L’attaccante italo-brasiliano è già stato agli ordini di Del Neri ai tempi del Chievo e spiega le differenze e le somiglianze che ha notato nel tecnico rispetto a quel periodo: «Del Neri è sicuramente uguale a quello del Chievo perché dice sempre quello che pensa - dice Amauri - ed è molto chiaro con tutti: non distingue chi gioca e chi non gioca, ma tratta tutti alla stessa maniera. Di diverso l'ho trovato un po' più esperiente (sic), cioè con più esperienza. La Juve ti dà sempre qualcosa in più. Vede molto durante la settimana i giocatori e li premia per l'impegno. Mi fa molto piacere ritrovarlo nella Juve, significa che ha fatto bene nel passato. Dittatore? Lui è l'allenatore e l'allenatore deve fare così. Noi dobbiamo essere bravi a metterlo in difficoltà».


NAZIONALE - Infine, Amauri parla dell’ormai annosa questione della sua possibile convocazione in nazionale. «In passato la questione un po’ mi ha dato fastidio - spiega - e mi ha un po' mi ha influenzato perché si parlava solo del passaporto o se meritavo la convocazione o no. Ora non c'è problema perché sono italiano. Ho detto due anni fa quello che pensavo: se arriverà la chiamata risponderò di cuore. Se non arriva io comunque continuerò a fare il mio lavoro e andrò avanti per la mia strada. Al di là dell’avere o non avere sangue italiano, sono dieci anni che vivo qui e che pago le tasse qui. Anzi, ne ho pagate più qui in Italia che in Brasile. Mi sento italiano e se arriverà la convocazione risponderò da cittadino italiano».

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