Inter-Juve, resto del Mondo contro il made in Italy

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ROMA, 2 ottobre - Ecco a voi Italia contro Resto del Mondo. Perché a voler sintetizzare la sfida dal punto di vista delle nazionalità dei giocatori in campo, il risulta­to è questo. Da una parte la squadra di Rafa Beni­tez, fedele al suo nome, quasi una ragione sociale: Internazionale. Dall'altro la Juve da sempre simbo­lo di italianità, come la composizione della sua tifo­serie che attraversa tutta la penisola. Da un lato una «rosa» largamente straniera e una squadra ti­tolare normalmente priva di calciatori italiani; dal-l­'altro, una squadra che ha deciso di inserire qual­che straniero su uno « zoccolo duro » di italiani. Scelte diverse, unico l'obiettivo: vincere.


NAZIONALI - E' evidente che dal punto di vista degli interessi del calcio italiano, cioè di Cesare Prandelli, la scelta bianconera è decisamente più utile. Secon­do una stima elaborata dalla Figc sulla base dei minuti gio­cati, nel campionato 2009-2010, il cinquantanove per cento dei calciatori scesi in campo era se­lezionabile per la nazionale italiana. Una statistica che preoccupa la Federazione visto che solo sino a qualche anno fa la percentuale di non selezionabi­li era attestata al ventisette per cento. Da questo punto di vista, il contributo che la Juventus può of­frire al lavoro del ct è decisamente più robusto. Su venticinque giocatori, ben diciassette ( compren­dendo anche l'oriundo Amauri) sono selezionabili, in pratica ben oltre i due terzi, decisamente di più della media nazionale calcolata dagli studi federa­li.


INTER-NAZIONALI - Diversa la situazione dell'Inter. Appena quattro ita­liani: secondo e terzo portiere, un giovane di belle speranze ( Santon) e un giocatore ormai « parcheggiato » nella riserva (cioè, Materazzi, peraltro deci­sivo nel successo mondiale di quattro anni fa, in Germania). In sostanza, le scelte di Pran­delli si riducono a due soli gio­catori. Una scelta ben più vaste offre l'Inter ai ct di Brasile e Argentina. Il dimissionato Dunga agli ultimi Mon­diali ha portato Julio Cesar, Lucio, Maicon; il «tra­dito» Maradona ha potuto reclutare Samuel e Mili­to, colpevolmente dimenticando Cambiasso e Ja­vier Zanetti. Sneijder ha trascinato l'Olanda alla fi­nale e l'Honduras ha affidato a Suazo le poche spe­ranze di qualificazione agli Ottavi (ovviamente, non raggiunti); Eto'o era la stella del Camerun così co­me Stankovic è stato uno dei punti di forza della Serbia (insieme alla juventino Krasic). Conclusio­ne: a parte Prandelli, ben tredici ct possono «pesca­re» nella «rosa» nerazzurra; tredici diverse nazio­nalità rappresentate, che diven­tano quattordici aggiungendo il tecnico, lo spagnolo Benitez.


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