Ibra carica il Milan: «Abbiamo l'attacco più forte d'Europa»

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STOCCOLMA, 1 settembre - Massimiliano Allegri deve sentirsi «molto contento». E' la convinzione di Zlatan Ibrahimovic che, dal ritiro della Svezia, si dice sicuro che quello del Milan è «l'attacco più forte d'Europa».


CHE ATTACCO - «Robinho è un mago - dice Ibra -. Abbiamo l'attacco più forte d'Europa. Se fossi l'allenatore del Milan, sarei molto contento». Oltre a Robinho, lo svedese avrà come compagno di reparto Ronaldinho, che ha contribuito a convincerlo a scegliere il rossonero. «Ronaldinho è venuto nello spogliatoio (in occasione dell'amichevole tra i due club ndr) e mi ha chiesto: 'Hai già fatto i bagagli?'», racconta l'attaccante, che poi ringrazia l'ad del Milan, Adriano Galliani per l'impegno nella trattativa con il Barça: «Il Milan ha fatto di tutto per me, nessuno ha mai lavorato così tanto per prendermi».


GUARDIOLA - Ibrahimovic torna poi sul difficile rapporto con il tecnico dei blaugrana Pep Guardiola, che lui chiama 'il filosofo': «Non mi ha spiegato nulla e io non posso permettermi di stare in tribuna a scrutare il cielo per studiare il meteo. Nessuno al Barcellona voleva vendermi, ma a marzo sono cominciati i problemi. Ho cercato una spiegazione, una risposta: ma lui non me ne ha date. Nei giorni scorsi ho incontrato il nuovo presidente Rosell e nessuno voleva cedermi. Solo una persona ...». Guardiola a parte, dunque, il rapporto col Barcellona è stato ottimo. «A Barcellona sono stato benissimo, la prima metà della stagione è stata fantastica - racconta la punta -. Non mi ero mai trovato così bene all'arrivo in un nuovo club. Poi, a marzo, è successo qualcosa. Ancora sto cercando di capire cosa sia accaduto, Guardiola non mi ha dato risposte».


LA FRECCIATA - In conclusione una frecciata a Guardiola: «Un grande allenatore risolve i problemi dei giocatori, uno piccolo scappa dai problemi. All'inizio avevamo un bel dialogo, era stato lui a volermi. Poi, all'improvviso, non so cosa sia capitato. Io non posso permettermi di passare un anno o 3 anni in tribuna, ho visto cosa è successo la scorsa stagione a Thierry Henry».

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