Forrest, la marcia in più di un Celtic da primato

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ROMA - Graeme Souness è stato l’ultimo scozzese ad aver giocato in Italia: era il regista della Sampdoria di Roberto Mancini e Luca Vialli, Fu scelto dal presidente Paolo Mantovani. Aveva centrato cinque scudetti e tre Coppe dei Campioni con un grande Liverpool, quello allenato da Bob Paisley. Sbarcò a Genova nel 1984: due anni a Marassi e una Coppa Italia, prima di chiudere la carriera nei Rangers. Baffi folti e capelli ricci, Souness non aveva un passo veloce, ma sapeva dirigere l’orchestra e far funzionare i meccanismi di una squadra. Fu preso da Mantovani, pronto ad ascoltare i consigli di Vujadin Boskov. E’ ritornato in Italia nel 1997 per allenare il Torino, senza però lasciare il segno.


DA LAW A JORDAN - Souness è stato uno dei tre scozzesi che hanno assaporato la nostra serie A. Non è stato, comunque, il più famoso. Al primo posto c’è Denis Law, che i tifosi del Manchester City chiamavano “The King”, il re. Lo prese il Torino nel 1961, era un attaccante esterno, inventava giocate fenomenali, aveva una rapidità impressionante. Salutò l’Italia nell’estate del 1962 per passare al Manchester United, dove giocò con Bobby Charlton e George Best, vincendo anche il Pallone d’Oro nel 1964 (unico scozzese nella storia ad aver ricevuto questo premio).


IL NUOVO CELTIC - L’Italia ha investito poco in Scozia. Nel 1981, dopo la riapertura delle frontiere, il Milan andò a prendere il centravanti Joe Jordan dal Manchester United. Era soprannominato “The Shark”, lo squalo. Nel 1983 lasciò la maglia rossonera per legarsi una stagione al Verona. E’ un mercato, quello scozzese, poco frequentato dai nostri dirigenti, anche se negli ultimi tempi stanno crescendo giocatori di buon livello, che quasi sempre traslocano presto in Inghilterra, nella Premier League. Mercoledì sera, a vivere una notte da protagonista, è stato James Forrest, classe 1991, un centrocampista di fascia che il tecnico Neil Lennon prova a volte anche da mezzala o da esterno d’attacco. Si lancia negli spazi, brucia chilometri, si sacrifica, ma può fare leva anche su discreti fondamentali. Forrest non ha deciso il derby con i Rangers Glasgow, però ha aiutato il Celtic a ingranare la marcia giusta. Alla fine i biancoverdi hanno vinto per 1-0 grazie al gol di Joe Ledley, ventiquattro anni, gallese, un terzino sinistro che si sgancia spesso e che può agire sulla linea dei centrocampisti.


IL SORPASSO - Forrest ha chiuso l’anno in bellezza con il suo Celtic, che grazie a questo successo ha sorpassato i Rangers in classifica e si è preso il primo posto: Celtic a quota 50, Rangers a 48. Forrest è uno dei nuovi gioielli del calcio scozzese. E’ nato a Prestwick il 7 luglio del 1991, è stato nel giro della nazionale Under 21 guidata da Billy Stark e adesso è entrato nei piani del ct Craig Levein e del suo assistente Peter Houston, i quali l’hanno fatto debuttare nella selezione maggiore lo scorso 29 maggio contro l’Irlanda. Forrest ha un legame speciale con il Celtic: ha sempre indossato solo questa maglia, da quando - nel 2003 - superò un provino presso l’accademia del club di Glasgow. A portarlo al Celtic era stato Jim Began, che lo convinse a preferire il calcio al tennis. Il Celtic ha rappresentato per lui una scelta di cuore, considerando che lo avevano notato anche gli osservatori del Kilmarnock e dei Rangers, come ha avuto modo di raccontare. Ha un contratto con il Celtic che scade nel 2016.


CORSA, GOL E ASSIST - Dopo aver preparato il salto di categoria giocando nell’Under 19 di Chris McCart, il primo maggio del 2010 ha esordito nel campionato scozzese contro il Motherwell, trovando il gol dopo appena sei minuti dal suo ingresso in campo. A lanciarlo nella mischia era stato già Neil Lennon. In questa stagione non ha saltato una giornata di campionato: ventuno presenze, cinque gol (una doppietta al Motherwell), quattro assist. Ha firmato altre due reti in Coppa di Scozia in occasione del 4-1 sul campo dell’Hibernian. Si è fatto ammirare in Europa League anche nei due incontri con l’Udinese: 1-1 a Glasgow e stesso risultato in Friuli. Piace al Tottenham, ma fino a giugno si fermerà al Celtic, che non conquista il titolo dal 2008. E’ alto un metro e 75, salta l’uomo con facilità, è agile, si sta confermando una delle promesse della nuova Scozia. Il Celtic ha capito che sta gestendo un giocatore con ampi margini di evoluzione. Nel 2010 aveva già ceduto per dieci milioni di sterline allo Spartak Mosca l’esterno irlandese Aiden McGeady, venticinque anni, uno dei pezzi pregiati della nazionale di Giovanni Trapattoni, rivale dell’Italia al prossimo Europeo in Polonia e Ucraina. Adesso su Forrest, che già nello scorso campionato si era distinto (diciannove gare e tre reti), avanzano i grandi club inglesi: il Tottenham si è mosso per primo, dopo la segnalazione del suo tecnico Harry Redknapp, indicato dalla stampa inglese come il futuro ct al posto di Fabio Capello.


MAGIE CON HOOPER - Forrest può partire dalla linea di centrocampo, oppure da esterno puro in un tridente. Ha la benzina per creare scompiglio sulla fascia. E’ un destro naturale, ma se la cava anche con il piede sinistro. E’ lui uno dei segreti del brillante rendimento del centravanti inglese Gary Hooper, ventitré anni, che stra trascinando il Celtic verso lo scudetto: è arrivato a Glasgow nell’estate del 2010, ha realizzato venti gol nello scorso campionato, ora è già arrivato a undici reti. Solo Nikita Jelavic, classe 1985, croato dei Rangers, viaggia a una media migliore: tredici gol, capocannoniere della Scottish Premier League. Hooper è stato scoperto dal Celtic nello Scunthorpe United, che nel 2009-10 militava nella serie B inglese. In precedenza si era fatto notare, in serie C, con la maglia dell’Hereford. Dal 2007 a oggi ha sempre chiuso la stagione in doppia cifra.

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