Ecco Rocca, compleanno in redazione IL VIDEO

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ROMA, 2 agosto - Un uomo tutto d’un pezzo. Francesco Rocca, il Kawasaki della Roma degli Anni Settanta, festeggia nella redazione del Corriere dello Sport-Stadio i suoi 57 anni raccontando e raccontandosi. Claudicante («Perché alla Roma ho dato un ginocchio e la gente ancora oggi mi vuole bene»), pieno di entusiasmo anche ora che è in attesa di firmare il rinnovo con la Federazione («27 anni di contratti annuali») non più come ct delle giovanili ma come osservatore di Prandelli («E allora cercherò di essere il miglior osservatore di tutti») Rocca è un pozzo senza fine di aneddoti, storie e cultura sportiva. Poche semplici regole. Così semplici che nel mondo del calcio forse è impossibile applicarle. Perché dice il vero quando racconta che: «All’inizio dell’anno tutti chiedono dedizione e sacrificio, poi arriva uno che segue questa linea di condotta e dopo un po’ lo cacciano». Un uomo di calcio («Squadra corta, possesso di palla, cambio di gioco, difesa alta e pressing») e ancora di più di sport a 360 gradi: sa tutto di Bolt («Rapporto altezza-peso perfetti»), studia Federica Pellegrini come modello per i ragazzi di oggi: «Oggi ha due ori mondiali al collo ma lei, a 23 anni e dopo aver vinto tutto, a novembre ha preso armi e bagagli per andare a nuotare in Francia, a Parigi, alle sei di mattina all’aperto. Questo è lo sport». Le sei di mattina, argomento sensibile per Rocca che passa per il sergente di ferro che fa svegliare all’alba i suoi giocatori per forgiarli: «Leggenda metropolitana», si scalda. Lavoro, fatica, sacrificio rispetto delle regole e per il pubblico: questo è il suo credo da sempre e da lì non si è mai spostato. Perché gli altri, in tutti gli sport, fanno così e ottengono risultati. Perché il calcio non può essere diverso dagli altri sport e se vuoi emergere davvero non può esserci una strada diversa. Regole semplici, così semplici che nel calcio di oggi forse è impossibile applicarle. Infatti Rocca sarà - ne siamo sicuri - il miglior osservatore del mondo ma non lo vedremo in panchina. E i nostri giovani perdono qualcosa.


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