Dumitru: «Napoli, ho preso il 12 per il mio idolo Henry»

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CASTELVOLTURNO (CASERTA), 2 settembre - Giornata di presentazioni in casa Napoli. Il dg Fassone ha accompagnato davanti ai taccuini e alle telecamere due dei nuovi arrivati nell'ultimo mercato, il baby talento Nicolao Dumitru e l'esperto difensore Emilson Cribari.


DUMITRU - Felicissimo il baby Dumitru: «Napoli è una città molto calda, per un giovane come me l’impatto poteva essere traumatico, invece per ora provo solo una grande carica. Sono emozionatissimo, spero di dare il mio contributo a questa grande squadra. Nel settore giovanile ho avuto la fortuna di trovare degli allenatori che mi hanno insegnato tutti i ruoli dell’attacco, sono abituato a giocare sia a destra che a sinistra ed anche al centro. Il mio idolo è Henry: All’Empoli avevo il 14, numero che aveva nell’Arsenal, qui a Napoli ho scelto il 12, numero che aveva in Nazionale. Non mi permetto di dire che assomiglio a lui, certo però che è sempre stato il mio mito. Il primo sogno azzurro è quello di segnare e vedere 70-80mila spettatori che esultano. A chi vorrei segnare? Dovessi scegliere, direi la Fiorentina. Somiglio a Eto’o e Balotelli? Mi piace attaccare gli spazi e sacrificarmi difensivamente per la squadra. Come falcata ricordo Mario, ma lui è un campione affermato, io non ho ancora giocato una partita da professionista. Il primo allenamento? Mi ha colpito molto l’applicazione di Gargano, ma dico la verità: non vedo l’ora di conoscere Lavezzi».


CRIBARI - Entusiasta di vestire la maglia azzurra anche Cribari: «Per me è una grossa possibilità, ringrazio società e mister per avermi dato modo di riprendere quello che avevo lasciato due anni fa. Ho parlato con Mazzarri, preferisco fare il centrale della difesa a tre, ma sono pronto ad adattarmi in tutte le posizioni. Il mister ha dimostrato di essere bravo a rilanciare giocatori in disparte, spero di ripagare la sua fiducia. In Europa devi cercare di non sbagliare, è un torneo che non dà modo di recuperare, il minimo errore può costare la qualificazione. Cercherò di trasmettere questa consapevolezza ai miei compagni. Giocare solo il campionato non è la stessa cosa, l’Europa dà motivazioni importanti ma fisicamente comporta molto. Nelle ultime due stagioni avevo perso un po’ la concentrazione. Sono stato cinque anni a Roma, abbiamo raggiunto risultati importanti come un terzo posto, la Champions League, la seconda miglior difesa del campionato. Ho dato tutto a quella maglia, avrei voluto chiudere lì la carriera, ma il presidente mi chiuse la porta in faccia. È allora che ho perso quella determinazione, quella cattiveria, quella sicurezza che avevo nei primi tre anni. Nel calcio non c’è riconoscenza. Avrei lasciato la Lazio solo per il Napoli. Già nel 2006 potevo arrivare qui, Lotito ha anticipato tutti».



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