Del Piero: «Potevamo vincere, non ci ho dormito»

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POZNAN (POLONIA), 2 dicembre - La fine di ogni storia ha sempre un lato li­beratorio. In questo caso, la Juventus può consolarsi così: lascia l'Europa League ma anche un clima impossibile che le ha rovinato la trasfer­ta in Polonia. Non bastavano i 12 gradi sotto zero, un ven­to che si infilava nelle ossa, un campo malmenato dal ge­lo. Ci si è messa pure la bufe­ra di neve, sottile ma fitta, che si è abbattuta su Poznan proprio durante la partita. Non era semplice, obiettiva­mente, fare di più, anche perché contro il Lech man­cavano tanti titolari e serviva a tutti costi la vittoria per an­dare avanti. La Juve ci ha provato, ha persino sfio­rato il sorpas­so finale con Libertazzi, che ha solo 18 anni e si è trovato nel momento sbagliato al posto giusto, ma si è dovuta arren­dere. Dovrà recuperare l'Eu­ropa, magari quella più no­bile, attraverso il campiona­to.


NON SI PUÒ - Il meteo di Poz­nan è stato sconvolgente ­termine usato dagli stessi giornalisti polacchi - più di ogni innovazione tecnologi­ca. Negli spogliatoi, dopo una doccia calda, emerge una ve­rità: prima della partita Ma­rotta ha chiesto al delegato Uefa e all'ar­bitro di man­dare tutto a monte e ri­giocare in una notte me­teorologica-mente più di­gnitosa. L'ar­bitro, dopo una serie di sopralluoghi, ha deciso di cominciare e poi non ha ritenuto opportuno sospendere. La Juventus era piuttosto seccata ma si è ade­guata, come era stata co­stretta ad adeguarsi alle leg­gi polacche rinunciando allo sponsor (di scommesse, pub­bilicità illegale qui). Perché non puntare i piedi? Perché il regolamento Uefa lascia alle società la facoltà di non gio­care quando le temperature scendono oltre i 15 gradi sot­to zero. Ieri però si era a -12, al calcio d'inizio. Simone Pe­pe avrebbe volentieri evitato di prendere freddo, come i suoi compagni: «Era un cam­po impraticabile: non riusci­vamo a controllare il pallo­ne, a stare in piedi. Non han­no molto senso certe partite. Avevo già giocato qui a Poz­nan con l'Udinese, la itua­zione meteo era difficile ma niente di paragonabile a questa serata». Sulla partita Pepe spiega: «Ci abbiamo provato fino all'ultimo, que­sto è un dato positivo. Abbia­mo risposto a chi credeva che la coppa non ci interes­sasse. Purtroppo non è ba­stato. Ora ci concentreremo sul campionato sperando di tornare subito in Europa».



CAPITANO - Il rammarico è ancora più forte nelle parole di Alessandro Del Piero: «Non avevo mai giocato in condizioni simili, è stata dav­vero una stra­na esperien­za. Nel se­condo tempo non riusciva­mo nemmeno a vedere le li­nee, tanta era la neve che cadeva, non si doveva giocare. E pu­re il pallone non era facile da riconoscere, anche se di un altro colore. Peccato, siamo molto dispiaciuti di questa eliminazione». La Juve se non altro ha dimostrato ca­rattere e grande attaccamen­to all'Europa: «Ma di questo non dubitavo. Non eravamo mica venuti qui a fare una gi­ta. Volevamo passare il turno e non ci siamo riusciti. Pur­troppo paghiamo non tanto questa serata, in cui comun­que siamo stati poco concre­ti nell'area del Lech, ma le altre parti­te di Europa League: fa male andare a casa senza avere mai perso. Però è chiaro che se non vinci... Il colpo di testa sbagliato? Non ci ho dormito. Forse ho colpito troppo bene la palla».



GIUSTIZIERE - Dall'altra parte se la ride Artjom Rudnevs, un attaccante che la Juve dif­ficilmente dimenticherà: quattro gol in due partite. «Evidentemente questo è un avversario che mi porta for­tuna - spiega - sono contento di aver contribuito alla qua­lificazione del Lech. Non so­no male... Il futuro in Italia? Chissà, ora non ci penso. Sto bene qui». A 22 anni, nel ge­lo della Polonia, ha già impa­rato la diplomazia oltre al­l'arte di segnare.


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