Cinque offerte per la Roma In settimana la decisione

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ROMA, 1 febbraio - Sono cinque le offerte giunte a Ro­thschild per l’acquisto della Roma. Sono in corsa gli americani di DiBenedetto, Angelucci, il fondo arabo Aabar, con altre due offerte che non rag­giungono le prime. Quella di un fondo misto libi­co- americano e una quinta di un gruppo francese. Le offerte sono state presentate in via telematica alla sede di Rothschild a Milano, la prima ad ar­rivare è stata quella del fondo Aabar, quella di Angelucci è stata depositata alle 17,30 mentre quella della cordata americana, formulata dallo studio Tonucci, è arrivato dopo le 18, termine fissato dall’advisor.


IN CORSA - Le prime indiscrezioni che giungono sulle offerte rimetto­no tutto in discussione. In linea di massima quelle che hanno consi­stenza sono tre: Angelucci, ameri­cani e arabi. Rothschild oggi farà un controllo sulla validità delle of­ferte ed entro 48 ore le trasmette­rà al Consiglio di amministrazione di Italpetroli e successivamente a quello di Unicredit. In ambienti fi­nanziari trapela che le offerte do­vrebbero essere state così formu­late: il fondo Aabar 130-140 milio­ni più la ricapitalizzazione (ma bi­sognerà capire se per coprire il debito attuale di 20 milioni o quello previsto per giugno di 40), Angelucci 100 milioni, con un pia­no industriale che prevede 100 milioni di investi­menti per il potenziamento della squadra, la cor­data americana 120 milioni ma con la ricapitaliz­zazione in capo a Unicredit che entrerebbe con una quota minoritaria (40 per cento) nel pacchet­to di controllo della nuova Roma. La banca po­trebbe cedere in un secondo momento parte del­la sua quota a un imprenditore romano. Questa so­luzione sembrava fino a ieri quella preferita dal­la banca. Sulla possibilità di cessione della Roma agli americani si è espresso Fabio Capello: «Sa­rebbe importante per il calcio italiano, per quan­to ho visto qui in Inghilterra con l’arrivo di stra­nieri come arabi e russi. Hanno fatto crescere il calcio inglese, le risorse sono importanti» .


LA NOTA - Italpetroli, con un comunicato richiesto dalla Consob, ha fatto sapere che «nei prossimi giorni le offerte ricevute saranno oggetto di esame e che l’esame avverrà sulla base di criteri non so­no quantitativi ma anche qualitativi» . Unicredit ha scelto il massimo riserbo. L’unica offerta che non prevede alcun coinvolgimento del venditore (la banca) sarebbe quella italiana. Gianpaolo An­gelucci ha preparato con i suoi avvocati la miglio­re offerta possibile secondo i suoi criteri imprenditoriali e prevede un piano industriale molto detta­gliato, con 100 milioni di investi­menti per il potenziamento della squadra e il pareggio dei debiti in un determinato periodo. L’impren­ditore romano ha formulato l’of­ferta tenuto conto delle istanze della banca, che aveva chiesto di puntare sul mantenimento dei li­velli di competitività della squa­dra.


L’AGENDA - Entro la settimana i ver­tici di Unicredit prenderanno una decisione e avvieranno una tratta­tiva in esclusiva con l’investitore prescelto. La cordata americana che fa capo a Thomas R. DiBenedetto è stata as­sistita dalla banca Piper Jeffrey, dall’advisor Pri­cewaterhouseCoopers e dallo studio legale Tonuc­ci. Angelucci dalla banca Imi-Gruppo Intesa e da Kpmg, il fondo Aabar dallo studio legale Dls Pi­per (molto vicino a Unicredit) e dalla società lus­semburghese Claraz Sa. Intanto la Camera arbi­trale della Camera di commercio di Roma ha ac­colto la richiesta del professor Ruperto, presiden­te del Collegio al quale è affidato l’arbitrato tra Itapetroli e Unicredit. Quindi ha concesso la pro­roga al 30 giugno per la chiusura del contenzioso. Ruperto convocherà la prossima udienza nel me­se di maggio.


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