Un gol e tante rivincite per il "giaguaro"

Il personaggio. Oscar Di Matteo (ex Cervia), torna a segnare in Abruzzo, dopo sette anni, con la maglia del San Nicolò: "Dedicato a chi mi credeva finito"

Qualcuno lo credeva finito. Altri pensavano fosse diventato snob dopo la tv e tanti anni di C e D. Domenica scorsa invece, sette anni dopo l'ultima volta, è tornato a timbrare il cartellino in Abruzzo smentendo tutti. Oscar Di Matteo, l'ex "giaguaro" del Cervia di Ciccio Graziani, a 35 anni, ha segnato il primo gol con la maglia del San Nicolò domenica scorsa contro l'Alba.

Nella nostra Eccellenza non giocava da dieci anni, da quando vinse il campionato con il Lanciano.

L'attaccante pescarese ha maturato nel tempo saggezza e ulteriore confidenza con il calcio a tutti i livelli. Ma non si sente prossimo alla pensione. Anzi, avrebbe preferito continuare a calcare i campi della serie D, piuttosto che scendere in Eccellenza. Si è allenato da agosto a novembre con il Morro d'Oro e sperava di poter vestire la maglia biancorossa. Alla fine, per non rimanere ancora ai margini del calcio giocato, ha accettato la proposta del San Nicolò con professionalità e il solito spirito da ragazzino.

"Mi diverto ancora, mi piace allenarmi e giocare, e poi mi sento benissimo. So che posso ancora dare tanto e lo farò con la maglia del San Nicolò, una società seria e organizzata che mi ha voluto con insistenza e mi ha fatto capire quanto ci tenesse ad avermi in rosa" - dice Oscar, che a luglio si laureerà in Economia e Commercio all'Università d'Annunzio di Pescara -. "La scorsa estate sarei potuto andare ad Atri, ma purtroppo non abbiamo raggiunto l'accordo economico".

Questo non vuol dire che Di Matteo si sia comportato come un "mercenario". Lui sceglie solo quando trova le giuste motivazioni. "Infatti negli ultimi due anni ho rifiutato proposte davvero importanti a livello economico da società di Eccellenza e Promozione, ma non le ritenevo stimolanti. E quando non sento di poter dare tutto me stesso, io preferisco restare fermo piuttosto che prendere in giro la gente".

A San Nicolò possono ritenersi soddisfatti del colpo fatto a novembre con questo attaccante di grande esperienza. Il suo primo gol stagionale è stato un messaggio destinato ai detrattori. Emozioni ? "Da una parte avevo dentro una grande rabbia, perché ho subito pensato alla mia voglia di giocare ancora nelle categorie superiori, a cui non ho potuto dare seguito. Dall'altra, ho provato una gioia immensa nel poter dimostrare a tutti che non sono né un giocatore finito né un mercenario. E' stata una risposta a tante persone, una bella rivincita".

Di Matteo è tornato in Eccellenza da tre partite. Gol sfiorato nel "suo" Angelini contro il Chieti, rigore procurato con il Notaresco e finalmente la prima rete. Come ha trovato questa categoria?

"Sinceramente, il livello è sceso, le squadre giocano poco e si butta troppo il pallone. Quand'ero a Lanciano in giro c'erano molti giocatori che con il pallone "parlavano". Ora di gente così ce n'è poca, anche in D e in C2. Questo perché nei vivai si allena in modo diverso, si fanno crescere i ragazzi esclusivamente dal punto di vista atletico".

Il San Nicolò però qualcosa da proporre, a livello tecnico, ce l'ha. "Abbiamo un ragazzo che ha già le carte in regola per fare una grande carriera. E' Miani, un attaccante fuoriquota con qualità umane e tecniche importantissime".

Oscar il "giaguaro" ha avuto, oltre alle esperienza importanti con Cavese, Montevarchi, Forlì e Grottammare, la parentesi nel reality show sul calcio, "Campioni", in cui ha vinto l'Eccellenza dell'Emilia Romagna con il Cervia. Un anno davanti alle telecamere, sempre a contatto con il mondo dei fenomeni veri, quelli della serie A.

"Di quella stagione mi restano le parole di Buffon, o Seedorf, che mi dicevano durante le amichevoli: "Si vede la differenza tra chi è qui per fare il calciatore, e chi vuole semplicemente fare la comparsa in televisione". Sono rimasto in contatto con molti giocatori di serie A, tra cui Cristian Brocchi, del Milan, con cui sono ancora in contatto".

Quella stagione raccontata in un aneddoto: "Il gol contro il Milan, in diretta tv, con Abbiati in porta. Un'esperienza unica".

Eppure "Campioni" non è stato un trampolino, anzi sembra aver frenato la tua carriera proprio quando sembrava lanciata verso grandi traguardi.

"Reggere la notorietà, a livello emotivo, è difficile. La gente ti etichetta come "attore", invece io ero andato lì a fare il calciatore. Mi aveva voluto Graziani che l'anno prima mi aveva allenato in C2 a Montevarchi. La gente mi ha associato alla gran parte di elementi che lì voleva solo farsi vedere, e ho avuto molte difficoltà a trovare una squadra dopo quel campionato".

San Nicolò gli sta ridando stimoli e credibilità nella sua regione. Di Matteo ha ancora voglia di far parlare di sé, soprattutto dei suoi gol. Ha ancora dei sogni da realizzare a 35 anni?

"Poche settimane fa, è tornato a giocare in Abruzzo un mio carissimo amico, quasi un fratello: Maurizio Ianni, acquistato dall'Aquila. Con lui ho giocato insieme in passato. In particolare abbiamo vinto la serie D con la Cavese allenata da Somma. Siamo uniti da una profonda amicizia. Il sogno è poter giocare ancora un campionato assieme a lui".

 

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