Entra allo stadio per vendere accendini e ne esce bomber
Ci piace raccontarvi storie. Storie che vagano nelle rete in attesa che qualcuno le legga. E le racconti.
Questa di oggi è la storia di Nasser, nato a Dakar nel 1978 e finito alla corte di Spartaco Ventura, presidente del San Giovanni, società triestina.
O come dice Frencesco Cardella nel suo articolo è la storia del "goleador che vendeva accendini".
Insuperabile di testa, grazie al calcio dilettante il senegale ha abbandonato la sua professione da venditore ambulante e ha cambiato vita.
Lo Dily Mbaye, questo il suo nome, arriva a Trieste come tanti suoi connazionali in cerca di lavoro e fortuna e proprio la sua prima occupazione lo porta a contatto con il calcio triestino.
Nell'estate del 2000, attratto dalle luci serali di viale Sanzio, Nasser si avventura tra il pubblico degli spalti del trofeo "Il Giulia", cercando di vendere accendini, occhiali e portafortuna.
E in qualche modo la fortuna arriva: grazie a Gianni Ardizzon, un veterano - all'epoca ancora in attività con il San Giovanni - che lo presenta a patron Ventura.
Basteranno poche sedute e un'amichevole per far capire a uno come Ventura che il senegalese ci sa fare con il pallone. Nel 2001, dopo una interminabile trafila burocratica di visti e permessi, arriva il debutto ufficiale, nel campionato di Promozione.
In viale Sanzio arriva l'Aquileia e Ventura lancia nella mischia Nasser nella ripresa. Il senegalese, dopo nemmeno un quarto d'ora, confeziona il gol vittoria, naturalmente di testa, volando a una altezza insolita per i muscolari difensori locali. Ventura scoppia in lacrime, Nasser pure, nasce così il mito dell'Asprilla di viale Sanzio.
Nascono intanto delle ipotesi, forse leggende, come l'interessamento del Chievo, della stessa Triestina e persino dalla serie B di Francia: «Di Chievo e Triestina ne sentivo solo parlare - ricorda il giocatore - le possibilità francesi erano invece sicure. Non me la sono sentita, ho perso il treno utile, non ero convinto di una scelta così importante».
Nasser lascia poi il clan rossonero seguendo Aldo Corona a Staranzano, prima della sfortunata esperienza a Gonars in Eccellenza, dove infortuni e poco spazio lo relegano in un angolo.
Ora lavora a Muggia, in una ditta di imballaggi e da un anno è tornato in auge, in Prima, a Villesse, sempre alla corte di Corona, dove ha intanto collezionato 3 gol in sette gare.
"In Italia ho trovato lavoro e ho potuto giocare al calcio sono più fortunato di tanti miei connazionali".
espresso.repubblica.it




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