E’ morto Lombardi. Giocò nell'Avellino.

Per il morbo di Gehrig, come Signorini.

Adriano Lombardi si aggiunge alla lista ormai lunghissima delle vittime del morbo di Gehrig, la terribile patologia degenerativa che colpisce l'apparato muscolare scientificamente conosciuta con l'acronimo di Sla (che sta per Sclerosi laterale amiotrofica) e che prende il nome dall'ex campione
di baseball americano Lou Gehrig, morto nel 1941 a soli 38 anni. La morte di Lombardi - avvenuta ieri nella sua casa di Mercogliano, nell'Avellinese - segue a distanza di tre anni quella di Lauro Minghelli, ex giocatore di Arezzo, Torino e Pisa, deceduto nel 2004 a soli 31 anni dopo un altro lungo calvario. Del morbo di Gehrig e della sua pericolosità tra gli sportivi, in particolare tra i calciatori, ci si è però accorti tardivamente. A farlo tristemente balzare all'attenzione delle cronache dei giornali furono le immagini di Gianluca Signorini in lacrime a Marassi sulla sedia, accompagnato
dai figli, con tutto lo stadio in piedi ad applaudirlo. L'ex capitano del Genoa combattè a lungo la sua battaglia, ma alla fine anche lui dovette arrendersi nel 2002, il morbo lo stroncò ad appena 42 anni. La sua morte servì però ad aprire un filone di indagine su una malattia troppo a lungo trascurata:
l'anno dopo la procura di Torino per iniziativa del pm Guariniello avviò un'inchiesta, all'inizio riguardò
cinque squadre professionistiche ma poi si allargò a macchia d'olio. L'indagine accertò all'inizio oltre 40 casi di nominativi di calciatori e tanti altri casi sospetti. Ci si accorse che per Sla sono morti Armando Segato, Ernst Ocwirk, Minghelli, Signorini e oggi Lombardi. Ci furono anche i casi di Ubaldo Nanni, Guido Vincenzi e Giorgio Rognoni e di alcuni giocatori della Fiorentina degli anni Settanta Come Bruno Beatrice, Nello Saltutti, Ugo Ferrante e Giuseppe Longoni. Per tutti come per altri loro compagni di allora, sopravvissuti a malanni vari (tra loro anche De Sisti, Mattolini, Antognoni e Caso) nel 2005 la procura di Firenze aprì un'inchiesta su richiesta della vedova di Beatrice.

Fonte: 

Il Corriere Calabria

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