Cagliari, Cellino "taglia" le vacanze alla squadra

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ROMA, 18 giugno - E’ furibondo, Massimo Cellino. Non ce l’ha con le vacanze -troppo brevi e disturbate nella sia pur lontana Miami da continue telefonate di genere calcistico - e non ce l’ha ovviamente con la sua Sardegna che lo ha riaccolto con una serie non disprezzabile di impicci. «Non mi faccia dire nulla, ho talmente tante cose da fare che non so da che parte girarmi». Le uniche battute concesse, due sere fa, prima di immergersi nei problemi. E riaccendere il vulcano sopito. Cellino è furioso: non per la vicenda Allegri che si avvia alla conclusione. Il problema non è questo. No, perché altrimenti Cellino che tutto può e tutto decide dentro il Cagliari calcio, non avrebbe preso l’iniziativa (a memoria, mai pensata o attuata nei suoi primi 18 campionati da presidente) di imporre una “pre-convocazione” a vecchi e nuovi rossoblù per il 30 giugno. Neanche dovesse fare i premilimari di Champions o di Europa League. E’ -o sembra fortissimamente tale- un provvedimento che accorciando di due settimane le vacanze dei giocatori, suona da punizione a scoppio ritardato.


Come se volesse reiterare la delusione, pubblicamente spiegata a più riprese, per il rendimento deficitario della squadra da febbraio in poi. Cosa che il patron ha imputato soprattutto, e prima di tutti, proprio al suo ormai ex allenatore Massimiliano Allegri. Poche altre volte il massimo dirigente del Cagliari si è incavolato così di brutto con i suoi giocatori, forse con lo stesso fervore gli è capitato soltanto quando è stato costretto a dare il benservito a Giovanni Trapattoni. Sul momento, fu costretto a ingoiare il boccone, a dover fare una cosa che proprio a quel totem umano e professionale del Trap, non avrebbe mai voluto fare. E, aggiunse, un inquietante “Lo esonero, ma li sistemo io a fine campionato”, cosa che dovette poi accadere visto che a cambiare casacca furono davvero in tanti. E fra quei tanti, scremati gli affari veri, dovettero per forza esserci anche i puniti postumi. Ecco, sembra di rivedere quel Cellino, soltanto che questa volta non c’è dall’altra parte un allenatore messo sulla graticola da una squadra. Anzi, ma il presidente censura severamente tutti. Gli sbocchi? Difficile ora, stabilirlo. Ma non finirà a tarallucci e vino, questo è sicuro.

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