Allenatori top club Europa: Barça è di un altro pianeta

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NYON (SVIZZERA), 1 settembre -
«Attualmente il calcio si divide in due: Il Barcellona da una parte, il resto del mondo dall'altra». Questa battuta di Didier Deschamps, tecnico del Marsiglia ed ex della Juventus, riassume alla perfezione l'opinione di una ventina fra i migliori tecnici europei, riuniti dall'Uefa per due giorni a Nyon nell'ambito della tredicesima edizione del "Forum per allenatori di elite". «La qualità complessiva del gioco è migliorata in Champions. Si segna di più e le squadre adottano un sistema più propositivo, con molti passaggi», riassume il direttore tecnico dell'Uefa Andy Roxburgh. Sembra l'identikit del Barcellona e Vitor Pereira, il tecnico del Porto, lo ammette senza problemi : «I catalani rappresentano un esempio, un modello da seguire». Deschamps afferma che «si possono immaginare stratagemmi a livello tattico, cercare di limitare la loro manovra. Ma puoi prevedere quel che vuoi, se poi hai un certo giocatore (Messi, ndr) che si scatena sei impotente».


MESSI DI UN'ALTRA CATEGORIA - Che l'argentino sia la vera arma in più dei catalani, lo ritiene anche Mircea Lucescu, tecnico dello Shakhtar Donetsk ed ex-Inter. «Per fermare il Barcellona, ci vuole un club che paghi tantissimo e compri Messi». La dominazione dei catalani non sembra prossima a finire: «È impressionante che una squadra che ha vinto tanto abbia ancora tanta fame di vittorie», si meraviglia Lucescu. «La qualità del gioco del Barça è impressionante e la società ha speso quasi ottanta milioni per acquistare altri due campioni (Fabregas dall'Arsenal e Sanchez dall'Udinese) che forse finiranno in panchina. L'unica cosa è sperare di non affrontarli», aggiunge Deschamps.


I RIVALI DEL REAL MADRID - Sulle potenziali rivali dei catalani in Europa, si sbilancia un po' Lucescu : «Il Real Madrid cresce bene, bisogna vedere come si sviluppa il Chelsea ed il Manchester United di Ferguson sarà sempre pericoloso». Il romeno crede poco alle chance delle italiane anche se dà qualche possibilità al Milan: «Allegri è giovane ed ha dimostrato di saper vincere in Italia. Ma in Europa è diverso». Sullo strapotere dei catalani non si è però espresso il principale interessato, Josep Guardiola, autore di uno sprint che non gli riusciva neanche in campo per evitare le domande dei giornalisti. In quanto al suo «miglior nemico», José Mourinho, ha respinto l'invito dell'Uefa e non era nemmeno presente a Nyon. «L'Uefa mi ha squalificato, non vedo perché dovrei andare ad una riunione allestito da questo organismo», ha dichiarato lo "Special One" nei scorsi giorni.


IL RUOLO DELL'ALLENATORE - I tecnici presenti - Massimiliano Allegri era l'unico italiano, Gian Piero Gasperini ha rinunciato all'ultimo minuto - non hanno parlato solo di Barcellona durante i due giorni di riunione. Si è discusso molto dell'evoluzione del ruolo dell'allenatore: «Prima eravamo persone esigenti. Adesso dobbiamo anche essere persuasive», ha osservato l'allenatore dell'Arsenal Arsene Wenger. «Tutto si è accelerato. In qualche mese un giocatore può essere considerato un campione, E spesso non è pronto a questa cambio di status. Il tecnico di elite deve anche svolgere un ruolo di educatore», ha aggiunto Thomas Schaaf, allenatore del Werder Brema. I tecnici hanno anche chiesto all'Uefa regolamenti più esigenti sulla qualità dei campi da gioco in Champions. Essi ritengono inoltre che il fatto di non poter sedere in panchina sia una punizione sufficiente in caso di espulsione. Poter comunicare a distanza con gli assistenti (come fatto da Wenger contro l'Udinese) non dovrebbe essere sanzionato.


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