Abete: «Nessuno vuole lo sciopero dei calciatori»

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ROMA, 6 settembre -
«Cassano dà una mano». È quasi uno slogan pubblicitario quello varato dal presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, parlando del 'nuovo' Fantantonio, così responsabilizzato dall'azzurro, disponibile, al servizio della squadra. Ma non deve essere l'unico elemento di spinta per la selezione targata Cesare Prandelli: «Tutti insieme si sta cercando di ripartire dopo una grandissima delusione - sottolinea Abete a 'Radio anch'io Sport' -. È importante fare risultato, sono importanti il clima, lo spirito, la fiducia del gruppo. E ci metto anche quella dell'opinione pubblica. Sono ragazzi ed un tecnico di qualità, vanno aiutati. Sapevamo ancor prima del Mondiale in Sudafrica che serviva un profondo rinnovamento e sappiamo oggi quanto sIa difficile fare risultato, vedi la sconfitta casalinga della Francia con la Bielorussia».


Un appello al pubblico di Firenze - spesso in polemica con gli azzurri - dove l'Italia affronterà le Isole Far Oer: «Prandelli - rileva Abete - è amato a Firenze e la Federazione, d'intesa con la Fiorentina e l'amministrazione comunale, ha ritenuto che questa occasione fosse un'ulteriore testimonianza della gratitudine della Figc nei confronti della città e della società che ha reso disponibile un tecnico che aveva un contratto importante. Pensiamo che possa essere una bella festa. È una partita ufficiale e, anche se contro un avversario modesto, va presa comunque per il verso giusto».


Il presidente della Figc è tornato anche sul tema del Lippi2. È stato un errore? «C'è il rimpianto per il risultato, l'amarezza condivisa da me, il Ct, il pubblico. Ma purtroppo non esistono controprove. È questa è la bellezza del calcio. Tutti ipotizziamo degli scenari, ma nessuno ha la certezza che si sarebbero poi effettivamente verificati. Dopo il Mondiale vinto nel 2006, in Sudafrica si sperava di andare meglio. Ma poi bisogna avere la capacità di leggere le situazioni al di là delle delusioni contingenti. Ora bisogna guardare al futuro, con serenità, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità, senza però dimenticare i tecnici che ci hanno regalato successi che restano nella storia del nostro calcio». Cassano in Sudafrica: lo chiedeva tutta l'Italia. Abete ebbe mai a perorare la sua causa con Lippi? «Naturalmente si parla, si scambiano delle idee, si fanno riflessioni. Ma non perché debbano poi trovare un riscontro tecnico. In Italia ci sono già 60 milioni di allenatori ed io non ho neanche il patentino... Naturalmente il presidente della Federazione ascolta gli umori dell'opinione pubblica, non solo nelle conversazioni private, ma anche negli stadi. Però le scelte restano tutte in capo al tecnico ed una forzatura è impensabile».


Sulla ripresa del campionato, dopo gli impegni della Nazionale, incombe la minaccia di sciopero dei calciatori per il mancato rinnovo del contratto collettivo. «La Figc sta seguendo con grande attenzione la situazione - ha detto il presidente Giancarlo Abete a 'Radio anch'io Sport' -. Il 13 settembre avremo un incontro con la Lega e l'Assocalciatori e speriamo che abbia esito positivo. Se così non fosse dovremo accelerare il ritmo del confronto, perché non è ipotizzabile che questo stato di cose permanga a lungo. Altrimenti si determinerebbero dei rischi di posizioni che possono portare a fatti che nessuno vuole vedere, legati al regolare andamento del campionato». Abete ha anche ricordato che «da parte dell'Alta corte di giustizia c'è stata la valutazione secondo la quale il contratto non è più operante, quindi siamo in assenza di contratto e bisogna accelerare».


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