«Vincere la Champions sarebbe la cosa più bella»

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ROMA, 2 dicembre - Dai giorni spensierati dell'oratorio alla pressione della panchina dell'AS Roma, quello di Claudio Ranieri per la squadra della sua città è un amore che dura da sempre. Nato 59 anni fa in un quartiere popolare della capitale, Ranieri era già un grande tifoso della Roma quando, a 17 anni, ha firmato il primo contratto con i giallorossi dopo aver attirato l'attenzione del leggendario Helenio Herrera. «Non ricordo, ero molto giovane, ma io e la Roma eravamo già una cosa sola», commenta Ranieri ripensando a quando è scoppiatto l'amore per i colori giallorossi. «Ho sempre giocato a calcio - aggiunge -. In Italia si cresceva negli oratori e io ci andavo con i miei amici. Si giocava a calcio, pallavolo, basket. Io giocavo sempre contro i più grandi per mettermi alla prova. Andavo sempre alla chiesa di San Saba, il mio quartiere, e in quella vicina di Testaccio».


GLI ESORDI - Ranieri ha esordito nella Roma il 4 novembre 1973 in una gara persa 2-1 contro il CFC Genoa. «È stato straordinario. Mi emozionavo al solo pensiero -prosegue sul sito ufficiale dell'Uefa- poi è arrivato il grande giorno. Era un sogno che diventava realtà, dopo molti sacrifici e allenamenti, ma non importava perché il sogno si stava avverando». Tuttavia, quella è stata la sua prima e ultima stagione alla Roma da calciatore. L'anno successivo, Ranieri è passato all'US Catanzaro Calcio, con il quale ha collezionato il maggior numero di presenze in Serie A per il club (128), concludendo la carriera in Sicilia al Calcio Catania e all'US Città di Palermo. Quindi, ha iniziato una carriera da allenatore che lo ha portato in giro per l'Italia e l'Europa, prima di tornare a casa nel 2009.


IL SOGNO - «È un altro sogno allenare la squadra per cui tifavo da bambino. Dopo aver girato per 35 anni, è stato meraviglioso tornare nella mia città - commenta Ranieri, che ha sostituito Luciano Spalletti dopo la brutta partenza della Roma nel 2009/10, lottando poi per lo scudetto finoall'ultima giornata -. Ho una doppia responsabilità: una da allenatore e l'altro tifoso, quindi si moltiplica tutto per due. Se perdi, sei triste per la sconfitta ma anche perché sei un tifoso. Nessuno è profeta in patria vero? La mia paura è proprio questa perché penso: 'Che faccio se le cose vanno male?»".


LA REALTA' - Ranieri sa anche che la Roma è molto più che una squadra di calcio per i tifosi: «Siamo un po' eccessivi. Amiamo la nostra città con tutto il cuore e ne siamo orgogliosi. Qui si dice: "La Roma non si discute, si ama'». Essenzialmente, con la Roma si resta anche nei momenti difficili. I ragazzi di Ranieri hanno però dimostrato un grande attaccamento alla maglia, recuperando dopo un'altra partenza deludente. «Non è facile risollevarsi, ma la squadra ha un carattere indomito e voglia di lottare. I giocatori possono perdere, ma quello che mi piace di più è vedere la loro reazione». E di carattere la Roma ne ha dimostrato parecchio in questa edizione della UEFA Champions League. Dopo aver perso due partite su tre nel Gruppo E, la squadra ha battuto l'FC Basel 1893 per 3-2, vincendo poi contro l'FC Bayern München con lo stesso risultato dopo essere andata in svantaggio di due gol. Ai giallorossi, dunque, basterà un punto contro il CFR 1907 Cluj per suggellare la qualificazione. Ranieri è convinto che la Roma sia molto vicina a come la vorrebbe: «Ci siamo quasi, perché abbiamo il nucleo e giocatori giusti, ma dobbiamo ancora migliorare un po'». Ricordando la finale di Coppa dei Campioni del 1984 persa contro il Liverpool FC e da lui vista in TV "da tifoso", il tecnico preferisce non guardare troppo avanti. Cosa succederebbe in caso di vittoria della UEFA Champions League? «Non oso pensarci, qui impazzirebbero tutti. In termini sportivi, forse sarebbe la cosa più bella che Roma abbia mai visto».
 

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